Orkut: lotta a razzismo, pedofilia ed estremismi

Il Brasile è il paese con il maggior numero di partecipanti alla piattaforma Orkut di Google. Alcuni dei contenuti sono però proibiti: Google starebbe attivamente collaborando con le autorità per rimuovere il materiale ed identificare i colpevoli

Orkut, la piattaforma di social networking adottata da Google, ha riscosso molto successo in Brasile (si stimano 8 milioni di utenti attivi, il 25% circa dell’intera popolazione brasiliana con accesso al web: si valuta che i brasiliani aderenti al social networking di Google rappresentino circa il 70% dell’intera comunità Orkut mondiale). Ma le estreme contraddizioni che animano il popolo Carioca si sono riflesse anche nella vita digitale della sua popolazione e tra le numerose community nate su Orkut ne sarebbero state identificate molte i cui contenuti potrebbero apportare non pochi problemi al sistema intero. In particolare il riferimento è a contenuti relativi a pornografia, pedofilia, razzismo ed estremismi di vario tipo.

Non solo tali comportamenti sono contrari alla policy del servizio (nonchè al profetico “don’t be evil” della casa madre), ma il tutto risulta essere contrario ad una giurisprudenza brasiliana particolarmente attenta e severa su talune questioni. Per questo motivo Google starebbe pesantemente collaborando con le autorità per una azione di pulizia sulla propria community, tentando così di assecondare le esigenze regolamentative del paese sudamericano ed evitando di essere coinvolto in uno scontro frontale contro il legislatore. 6 siti, in particolare, sarebbero già stati rimossi.

Google avrebbe così attivamente rimosso parte dei contenuti e nel frattempo ricorda di aver messo a disposizione ogni strumento possibile per lasciare il potere decisionale di valutazione dei contenuti nelle mani degli utenti stessi. Insomma, Google se ne tira fuori pur collaborando con le autorità per rimuovere quanto di distorto sia emerso in passato. Il problema verte ora su un ulteriore punto caldo: le autorità brasiliane hanno richiesto al motore di ricerca i dati relativi agli utenti responsabili della pubblicazione dei materiali incriminati. Google al momento nicchia evitando lo scontro soprattutto per evitare la risonanza che la cosa potrebbe avere. Per un caso simile Yahoo ha subito le conseguenze della pubblicità avuta dalla collaborazione prestata alle autorità cinesi.

Al momento le parti in causa non commentano, ma dal Brasile si comunica che Google starebbe fattivamente collaborando non solo nella rimozione dei contenuti ma anche con la consegna di informazioni personali relative alle indagini in corso.

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