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Google: mai più nessun ‘miserabile fallimento’

Google pone la parola fine al fenomeno del Googlebombing con cui migliaia di italiani etichettarono in passato un 'miserabile fallimento' la biografia dell'ex-premier Berlusconi. Una variazione all'algoritmo cancella la possibilità di nuovi tentativi

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Google pone la parola fine ad un fenomeno che in passato aveva fatto non poco rumore: il Googlebombing. Dicesi Googlebombing una serie di link ad una specifica pagina web utilizzanti tutti la stessa frase, così da veicolare gli algoritmi del motore di ricerca ad una indicizzazione tanto pilotata quanto falsata. L’esempio più clamoroso che abbiamo conosciuto in Italia è quello relativo al noto “miserabile fallimento“, doppia keyword a cui il motore di ricerca ricollegava la pagina della biografia dell’ex-presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Per quanti non avessero incrociato in passato il Googlebombing: se molti utenti si mettono d’accordo e portano sul web un link al sito www.prova.it sulla parola “tizio”, cercando su Google “tizio” si otterrà come primo risultato “www.prova.it”. Con tutta evidenza tale risultato non è però figlio di una qualche rilevanza semantica, ma originato semplicemente da una volontà espressa da una comunità che, per quanto ampia, non risulta rappresentativa della volontà e dell’interesse dell’intera popolazione dei navigatori. Di qui il fastidio generato dal Googlebombing. A testimonianza del passato rimane online la traccia del Googlemombing ancora presente su Google Images, dove il motore segnala le immagini adoperate nel tempo per descrivere quanto successo.

Il caso italiano era una mera copia dell’identico attacco portato ai danni di George Bush negli Stati Uniti, capostipite di tutta una serie di tentativi andati a segno in tutto il mondo. Un comunicato attraverso l’Official Google Webmaster Central Blog pone oggi fine alla cosa spiegando che una modifica nell’algoritmo cancella di fatto la possibilità di ulteriori Googlebombing.

Secondo quanto comunicato la portata del fenomeno è sempre stata di scarso impatto, ma con l’intervento odierno si pone definitivamente fine al tentativo ed all’accumularsi delle conseguenze relative. Google respinge inoltre la tentazione di un intervento umano manuale a risoluzione del problema: il motore di ricerca vuole mantenere fede alla propria impostazione “matematica”, un credo che porta ad una massima efficienza dei propri server e delle performance di risposta.