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Il primo PowerMac “open minded”

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Il ritorno di Steve Jobs ai vertici di Apple portò a una “trasformazione” di tutti i prodotti dell’azienda di Cupertino.

Il cambiamento cominciò dai portatili, continuò con il lancio di iMac e, nel giro di qualche mese, investì anche le macchine desktop professionali.

Anche i PowerMac G3 furono completamente rivoluzionati in uno dei restyling più radicali che Apple abbia mai fatto dal 1996 a oggi.

Lo spot dei nuovi PowerMac G3 “Bianchi e Blu” (nome in codice Yosemite), che accompagnava il loro lancio nel gennaio 1999, li presentava definendoli “open minded” (di mente aperta) per la loro inedita possibilità di accedere a tutti i componenti interni in una mossa sola.

La scheda madre, infatti, era agganciata a una parete laterale del case che poteva essere aperta con una apposita maniglia. In questo modo l’interno del case era straordinariamente accessibile.

Aggiungere componenti interni diventò molto più semplice. Tuttavia i vari dispositivi, come lettori ottici o HD, erano ancora vincolati in posizione da normali viti; bisognerà aspettare l’uscita del PowerMac G5 per passare agli attuali incastri.

La possibilità di accesso veloce era comunque solo una delle novità di questi PowerMac.

Il case era in policarbonato bianco e blu e integrava 4 maniglie, due superiori e due inferiori, per sollevarlo con facilità.

Erano presenti, in esclusiva assoluta, due porte FireWire 400 e le porte USB che Apple aveva adottato anche nell’iMac. Per motivi di retrocompatibilità era disponibile anche una singola porta ADB (precedentemente usata per mouse e tastiere, pad e tavolette grafiche).

Seguendo il filo dell’iMac, il nuovo PowerMacG3 non aveva porte seriali, né SCSI, né un lettore Floppy. Quest’ultimo era ormai un dispositivo obsoleto, nonostante ciò, le perplessità del mercato, su questa scelta, si fecero sentire come per il lancio di iMac. Era comunque possibile installare un lettore Zip Drive (simili ai dischetti ma con una capienza di 100MB) e una scheda di espansione PCI per l’utilizzo di periferiche SCSI. Il mouse e la tastiera erano le stesse fornite con iMac.

Il PowerMac G3 “Bianco e Blu” fu anche il primo a essere equipaggiato da una scheda video PCI con accelerazione 3D di ATI e ad avere un’uscita video VGA, standard nel mondo PC ma assoluta novità per i Mac che avevano sempre utilizzato la porta DB-15 (era incluso un adattatore per chi doveva usare un monitor vecchio). Questa innovazione permise prestazioni di molto superiori e una grande compatibilità con monitor di terze parti con evidenti vantaggi per gli utenti.

Dal punto di vista della connettività, infine, erano integrati una scheda Ethernet 10/100 Base-T e un modem 56K.

Sul mercato erano disponibili varie configurazioni. Il processore G3 andava dai 300 MHz del modello minore, fino a 400MHz del più costoso; le dimensioni degli HD andavano dai 6 ai 12GB (gli alloggiamenti interni permettevano di espandere lo spazio fino a 36GB su 3 HD).

La versione intermedia montava un lettore DVD e una scheda video in grado di codificare i DVD (cosa che sugli altri Mac era fatta via software, con risultati spesso scadenti). Questo garantiva prestazioni superiori alla media del mondo Mac e sostanzialmente in linea con quello dei PC.

I prezzi andavano da 1.599 fino a 5.000 dollari per la configurazione server completamente equipaggiata (i prezzi non includono il monitor).

La famiglia dei PowerMac G3 non rimase sul mercato per molto tempo, i modelli G4 erano già all’orizzonte e sarebbero stati presentati a settembre dello stesso anno.

Il PowerMac G3 rimarrà comunque un computer molto apprezzato e usato negli anni seguenti soprattutto per la sua incredibile modernità rispetto ai modelli che lo precedevano.

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