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MusicLoad dalla parte del DRM-free

MusicLoad, music store tedesco e tra i più grandi d'Europa, ha ammesso pubblicamente che il 75% delle proteste che riceve sono relative ai DRM e che questo sistema blocca lo sviluppo del mercato. Deutch Telecom, insomma, si schiera apertamente

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Stufi delle continue proteste degli acquirenti per problemi relativi ai DRM i dirigenti del musicstore online tedesco Musicload hanno deciso di unirsi al coro di sdegno degli utenti e attaccare anch’essi il sistema dei Digital Rights Management, auspicando la possibilità per il futuro di una vendita musicale in formato mp3 libero, senza cioè alcun DRM che ne limiti l’utilizzo. Come riporta lo stesso management del sito ben il 75% delle proteste al servizio clienti di MusicLoad sono relative a problemi con i lucchetti digitali applicati ai brani venduti.

L’annuncio del musicstore tedesco di proprietà di Deutsch Telekom (uno dei più grandi in assoluto d’Europa) è solo l’ultimo di una serie di lamentele «illustri» nei confronti delle limitazioni applicate alla musica venduta in rete. Già le major come la EMI hanno avuto modo di esprimere il loro dissenso sull’applicazione di DRM (salvo poi fare marcia indietro), spiegando come questi inibiscano il mercato della vendita di file musicali invece di renderlo più sicuro e tentando strade alternative (è il caso della Universal), e soprattutto già Steve Jobs (boss del music store numero uno al mondo: iTunes) ha avuto modo, pochi mesi fa, nella sua lettera aperta, di smontare la teoria dei lucchetti digitali.

MusicLoad sta tuttavia cercando di andare oltre la semplice protesta e vuole dimostrare che non solo i DRM causano problemi agli utenti, ma anche che «rendono difficile la fruizione musicale e bloccano lo sviluppo di un mercato di massa per la musica». Per far ciò ha MusicLoad ha da tempo avviato una sperimentazione su alcuni brani di etichette indipendenti vendendoli, con l’accordo dei detentori del copyright, in formato mp3 e senza alcun DRM. Il risultato è che da Dicembre ad oggi le vendite dei brani senza DRM sono aumentate del 40%.

Ad un livello interpretativo superiore, tuttavia, il problema sembra essere nello scaricabarile dei vari attori del mercato. Steve Jobs e i musicstore sostengono di non poter decidere autonomamente di vendere musica senza DRM perchè devono avere l’appoggio preventivo delle major. Alcune major, quali EMI e Universal, a loro volta hanno il problema di dover rispondere agli artisti detentori del copyright. Invece altre case di produzione più convinte del sistema DRM, come la Warner, ammoniscono i libertari come Jobs accusandoli di predicare libertà solo in maniera fittizia, poichè parte dei DRM applicati da iTunes inibisce la riproduzione dei file musicali su dispositivi che non siano Apple (elemento mai richiesto dalle major).

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