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Europèdia, ecco il geoblogging

Europèdia è probabilmente il maggiore esempio attuale di ciò che il geoblogging permette. Unendo assieme i migliori esempi della tecnologia 2.0 è nato un punto di riferimento fondamentale per festeggiare i 50 anni dalla firma del trattato di Roma

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Portare le dinamiche di successo della rete nel mondo reale, applicare quelle idee che stanno cambiando il modo in cui si produce e si consuma cultura e informazione su internet nella quotidianità materiale. Queste sono le pratiche del Performing Media Lab: rendere «reali» le pratiche immateriali e innovative che si sperimentano in rete, un modo per dare concretezza ad idee che, oltre a dare forma al nostro pensiero, possono cominciare a dare forma anche alle nostre azioni quotidiane.

«Geoblogging» e di «real social tagging» sono denominazioni coniate da Carlo Infante, che del Performing Media Lab è il principale coordinatore oltre che ideatore: trattasi di pratiche che, dopo aver attraversato sperimentazioni e continui miglioramenti, arrivano in questi giorni ad Europèdia, il progetto di comunicazione pubblica interattiva promosso dal CIDE (Centro Nazionale di Informazione e Documentazione Europea) e realizzato dallo stesso Infante assieme ad Andrea Genovese e Stefano Diana per celebrare i 50 anni dalla firma del trattato di Roma e quindi dalla nascita del sistema comunitario per come lo conosciamo.

Il progetto itinerante

Europèdia comprende un’area in grado di sollecitare, nelle parole di Andrea Genovese, «i tuoi dispositivi sensoriali e tecnologici: quando entri nella galleria il tuo telefonino riceve messaggi bluetooth, il palmare sente la connessione WiFi (che copre un raggio di 100 metri) e poi c’è il grande monolite kubrickiano che ti sollecita con immagini e suoni».

È appunto il monolite a base quadrata, assieme al geoblog, il centro dell’installazione. Formato da quattro pareti a monitor che presentano schermate con le quali i passanti possono interagire soltanto con i movimenti (ad ogni lato della base sono presenti sensori di prossimità e di movimento), il grosso monolite è l’iMirror, l’interactive mirror che consente di giocare con la «visual poetry», una poesia interattiva che mette in relazione una lettura poetica e politica dell’europa. Inoltre a lato del monolite saranno sempre presenti delle sedute audio-interattive, poltrone che si attivano al sedersi degli spettatori e trasmettono frasi, concetti e informazioni sull’Europa, e un monitor che mostra di continuo immagini del geoblog Europèdia, cioè la mappa dell’Europa taggata dagli utenti con le indicazioni dei luoghi in cui è nata l’unione.

Geoblogging

Il geoblog è una forma di comunicazione e veicolazione di informazioni e sensazioni sperimentata dal Performing Media Lab già in varie occasioni, prime fra tutte le due Notti Bianche che si sono svolte a Torino durante le scorse Olimpiadi invernali. In quell’occasione sul sito glocalmap.to veniva messa a disposizione una mappa cittadina ottenuta grazie all’archivio ortofotografico del comune di Torino in una maniera assolutamente simile a quanto iniziava a fare in quel periodo Google con le sue mappe (anche se l’idea di glocalmap.to precede la realizzazione di Google Earth), in più l’idea dietro questo progetto era consentire a chiunque di consultare e apporre delle tag sulla mappa da una molteplicità di dispositivi. Non solo dai computer ma anche dai telefoni cellulari. Una marcatura virtuale di luoghi reali finalizzata ad un miglioramento del modo di fruire della città (o dell’evento nel caso particolare).

Ma anche le interazioni sociali sono oggetto di queste pratiche di social tagging. Durante le edizioni del 2005 e del 2006 delle Notti Della Taranta (la serie di concerti estivi itineranti) Performing Media Lab seguiva gli eventi con delle installazioni proprie che coprivano con il WiFi le aree in questione (in accordo con i comuni) dalle quali ci si poteva connettere liberamente e uploadare sul sito i videopost realizzati. Tutto ciò ha finito col formare una ragnatela sulla mappa del Salento (la regione nella quale si svolgeva la tournèe) che mostrava la disposizione e la locazione dei singoli contributi che rimanevano comunque legati al territorio. Questo è il modo con cui le tecnologie di internet non si limitano alla rete ,ma sfociano in un nuovo tipo di cittadinanza attiva, in grado di “riutilizzare” quelle tecnologie e quelle idee (come per esempio il social networking) per iniziative fortemente radicate sul territorio.

Luoghi che sono sia ufficiali, sia personali, sia emozionali: «perchè l’Europa non è nata a Bruxelles» spiega Infante «è nata nei luoghi dell’esilio o di villeggiatura dove la gente si è incontrata, i luoghi privati di una cosa pubblica. C’è infatti tutta un’area del geoblog che si chiama “Percorsi emozionali” dove la mappa georeferenzia i luoghi istituzionali della nascita dell’Europa: Ventotene, Taormina […] e in più anche i percorsi degli utenti, i quali sono invitati a postare i luoghi che hanno a che vedere con la “loro” Europa, intesa chiaramente come sentimenti».

Europèdia

Europèdia porta la sua installazione di comunicazione pubblica in giro per l’Italia. Dopo Roma, infatti, anche Torino e Lecce, rispettivamente nella galleria S. Federico e dentro Il Sedile, verranno toccate dal progetto di interesse europeo.

È con questo tipo di tecniche che Performing Media Lab porta nel mondo fisico le innovazioni della rete, rendendo i luoghi reali più intelligenti, in grado di fornire informazioni su se stessi e su chi li abita, la definizione di «real social tagging». Un modo di riappropriarsi del mondo fisico che passa anche attraverso la tecnologia dei matrix code, codici a barre digitali che letti dalla fotocamera di un telefono cellulare (dotato dell’apposito software) restituiscono stringhe di testo che possono anche essere URL a cui connettersi. In questo modo, applicando i matrix code per la città e nei luoghi da marcare, li si arricchisce di informazioni attraverso la tecnologia. I matrix code fanno anch’essi parte dell’installazione Europèdia come già in precedenza sono stati parte delle Universiadi di Torino, altro evento segnato dalla presenza delle attività del Performing Media Lab.