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Hacker rischia 70 anni a Guantanamo

Cercava informazioni sugli UFO e si è introdotto in diversi computer del Pentagono e della Nasa. Ora sta per essere processato dalla giustizia militare americana e rischia fino a 70 anni di carcere a Guantanamo insieme ai terroristi di Al Qaeda

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È stato definito «Il più grande attacco informatico mai fatto ai danni di computer militari» quello che Gary McKinnon ha perpetrato ai danni del governo statunitense nel 2001. Per 18 lunghi mesi l’hacker londinese sotto lo pseudonimo di Solo si è introdotto in almeno un centinaio di computer del Pentagono e della Nasa. E adesso sarà un tribunale militare degli Stati Uniti d’America a processarlo con il rischio di finire per 70 anni a Guantanamo.

È proprio per evitare il confino a Guantanamo che almeno dal 2005 McKinnon lotta contro il diritto internazionale e contro l’estradizione negli Stati Uniti d’America. L’hacker sostiene inoltre di non aver danneggiato nulla e di essersi macchiato unicamente del crimine di intrusione nel sistema informatico della difesa americana. Chiaramente non la pensa così il Governo USA che, invece, dichiara che le intrusioni di McKinnon avrebbero causato il blocco di almeno 300 computer della base navale Earle nel New Jersey e la messa fuori uso di 2000 computer a Washington. McKinnon ha perso il suo appello e l’estradizione sarà presto compiuta per sottoporre l’hacker ai giudici della Virginia.

Da sempre la linea di difesa di McKinnon spiega che l’imputato stava cercando informazioni riguardo gli UFO: «quello che cercavo erano tecnologie soppresse e UFO. Ho letto un libro di Stephen Greer, “Discolsure”, che riunisce testimonianze di controllori di terra e operatori militari ai radar, fino a chi decide di lanciare un missile nucleare». McKinnon sostiene peraltro di aver raggiunto il proprio obiettivo trovando sui server attaccati le prove delle attività extraterrestri (nella fattispecie alcune immagini in un formato proprietario della Nasa che raffigurano un oggetto dalla forma di un sigaro, fatto di un materiale simile al metallo e tutto d’un pezzo). L’hacker avrebbe forzato i sistemi governativi senza eccessiva difficoltà, sfruttando strumenti liberamente disponibili sul mercato ed approfittando di alcune misure di sicurezza che tutelavano con eccessiva superficialità il cuore Microsoft dei sistemi violati.

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