QR code per la pagina originale

Sulla pornografia pende la scomunica cinese

Le istituzioni cinesi ritengono la pornografia online un fenomeno assolutamente da limitare perchè corrompe 'le giovani menti della Cina': «il governo cinese crede che debbano essere protetti da influenze online negative»

,

Le istituzioni cinesi hanno deciso di sfidare apertamente la cyber-pornografia, vista ormai come una piaga sociale di assoluta rilevanza e fenomeno da combattere con decisione. L’annuncio arriva direttamente dal Ministro della Pubblica Sicurezza, il quale ha dato il via ad una campagna di 6 mesi contro immagini, audio e video dai contenuti riprorevoli.

Così spiega a Xinhua l’iniziativa il viceministro Zhang Xinfeng: «il boom di contenuti pornografici su Internet ha contaminato il cyberspazio corrompendo le giovani menti della Cina […] Il flusso di materiali pornografici dall’estero e la mancanza di controlli interni sono la causa dei problemi esistenti nel cyberspazio cinese […] La Cina ha circa 123 milioni di utenti Internet, la maggior parte dei quali sono giovani. Il governo cinese crede che debbano essere protetti da influenze online negative».

La campagna, secondo Zhang Xinfeng, colpirà «la distribuzione di materiali pornografici e l’organizzazione di spettacoli di spogliarello, e ripulirà il web da immagini di sesso esplicito, audio e videoclip». L’interventismo del Governo cinese è cosa risaputa e, soprattutto sul web, i fenomeni di censura hanno più volte tentato di limitare l’insorgenza di tendenze identificate come una minaccia sociale. Va ricordato come nei mesi scorsi Chen Hui, il fondatore del principale sito web pornografico cinese, sia stato condannato all’ergastolo: il suo sito conteneva oltre 9 milioni di immagini pornografiche in grado di attrarre oltre 600.000 utenti regolarmente registrati al servizio.

La piaga sociale del web si estende però anche sotto altri profili: da più parti si auspica infatti un intervento dall’alto per limitare la dipendenza dal web dei giovani cinesi (letteralmente assorbiti dall’insorgenza cavalcante della cultura informatica): il carcere minorile di Pechino, pur con una analisi che giunge alle conclusioni senza spiegare il procedimento logico adottato, notifica come il 33.5% dei giovani detenuti per furto o rapina sia stato in qualche modo influenzato da giochi violenti o siti web di matrice pornografica.

Video:Alibaba porta in Cina il distributore di automobili