Le pedopornografia aumenta e peggiora

Secondo l’annuale report dell’Internet Watch Foundation, rispetto al 2005 è aumentata la quantità di materiale pornografico concernente abusi su minori. Il report ha registrato per il 2006 una crescita del fenomeno di oltre il 30%

Nonostante la pressione di legali e istituzioni, la pedopornografia in rete è un business che non accenna a diminuire e che, anzi, aumenta vertiginosamente. Solo nell’ultimo anno il materiale presente in rete è quadruplicato oltre che peggiorato in termini di crudezza e sadismo. A riportarlo, nel suo consueto report annuale, è l’Internet Watch Foundation, gruppo britannico impegnato in indagini e statistiche basate sul monitoraggio del World Wide Web.

«Con nostra tristezza, dobbiamo segnalare nuove tendenze relative alla giovane età delle vittime infantili nelle immagini che valutiamo e la spaventosa violenza degli abusi a cui vengono sottoposte» sono le parole di Peter Robbins, direttore dell’esecutivo IWF, che ben rendono lo stato delle cose. La pedopornografia infantile segnalata è salita del 34% rispetto al 2006 e nel 60% dei casi si tratta di foto di stupri. Nell’80% dei casi le vittime sono bambine e per il 91% si tratta di minori di 12 anni.

A peggiorare è anche l’utilizzo che viene fatto dei siti di condivisione fotografica. Se nel 2004 non erano state trovate immagini pedopornografiche in tali circuiti, adesso il 10% dei loro contenuti riguarda abusi infantili. In tutto il bacino dei siti monitorati il fenomeno dell’abuso minorile è stato riscontrato su un minimo di 3077 domini, oltre la metà dei quali facenti riferimento a siti web a matrice commerciale.

Ma il problema più grande sembra rimanere la rimozione dei siti individuati. La difficoltà nel reperire un unico responsabile è molto grande: si tratta di attraversare diverse giurisdizioni nazionali a causa dei continui cambi di server (anche se il 90% del materiale proviene dagli Stati Uniti e dalla Russia) e, anche una volta individuati, i responsabili spesso riescono a tornare in attività. Alcuni siti sono stati scovati dall’IWF anche più di un centinaio di volte negli ultimi anni, senza che mai venissero tuttavia definitivamente fermati.

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