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Quando l’email marketing è fatto male

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Ultimamente sto combattendo con la cancellazione del mio indirizzo email da una newsletter. Voglio raccontarvi questa storia per mettere in luce alcuni degli errori più dannosi commessi in una campagna di email marketing.

Alcuni mesi fa ho acquistato dei prodotti online sul sito web di un azienda. All’atto della conferma dell’ordine mi è stato proposto di iscrivermi a una newsletter, per ricevere informazioni su nuovi prodotti ed offerte speciali. Non essendo interessato, non ho considerato la possibilità di iscrivermi e mi sono limitato a concludere l’ordine.

Terminato il processo d’acquisto è iniziato l’inferno.

  • Iscrizione forzata (1): nonostante il desiderio di non essere iscritto, il mio indirizzo email è stato incluso nella lista e ho iniziato a ricevere email promozionali.
  • Intrusività non targettizata: prima di bollare tutto come spam ho controllato per qualche giorno il contenuto dei messaggi che ricevevo. Le email, oltre a presentarsi male all’occhio non erano affatto a tema rispetto a quello che avevo acquistato (ritornerò su questo punto prossimamente).
  • Impossibile cancellare l’iscrizione: fatte le rilevazioni di cui sopra, ho deciso che era l’ora di cancellare la mia “iscrizione” e ho cliccato sul solito link a fondo mail. Nella pagina su cui sono stato indirizzato ho letto che il mio indirizzo era stato cancellato dagli elenchi. Bugia! Ho continuato a ricevere messaggi dalla newsletter. Ho ripetuto questa operazione un’altra volta. Niente. Ho deciso quindi di scrivere al supporto tecnico per comunicare questo disservizio. Non ho ricevuto risposta! A questo punto ho marcato tutto come spam.
  • Iscrizione forzata (2): nel frattempo, sono stato magicamente iscritto (senza la mia volontà) a una seconda newsletter, di un’altra azienda partner della prima, riscontrando i soliti problemi: contenuti per me di scarso interesse e impossibilità di cancellarmi.

La catena che ne è venuta fuori è da considerarsi un vero e proprio flop della strategia. I due brand coinvolti hanno perso credibilità davanti ai miei occhi e anche all’interno della rete, poiché bollati come spam.

Essere intrusivi per divulgare la propria newsletter con forza è l’errore più grosso che si possa fare nell’ambito dell’email marketing. Perché ci sono ancora grosse organizzazioni che insistono su questa strada così controproducente?

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