L’Agcom fissa la regole per lo scorporo

L’Authority per le telecomunicazioni ha varato le 13 regole da seguire per scorporare la gestione della rete dal principale operatore telefonico nazionale. Il modello di riferimento scelto alla fine è stato quello in auge nel Regno Unito

L’Agcom ha stilato le 13 regole a garanzia dell’indipendenza gestionale delle attività di rete che parlano di governance e di autonoma incentivazione del management. Regole che porteranno alla costituzione di una nuova divisione per la rete di telecomunicazioni e alle quali, qualora fossero approvate dagli addetti ai lavori, dovrà attenersi la nuova Telecom Italia.

La nuova società che si dovrà creare sarà necessariamente dotata di un proprio marchio, di proprio personale e di un proprio asset. E mentre il controllo azionario rimarrà al gigante delle telecomunicazioni italiano, il controllo della società dovrà essere composto per la maggior parte da persone nominato dall’Authority. Dovrà essere infine garantita anche un’autonomia finanziaria e una contabilità separata.

Alla fine dunque ha vinto il modello britannico, quello che nel Regno Unito ha costretto British Telecom a separarsi dalla rete, la cui gestione è confluita in Openreach (anche se la procedura non è passata senza polemiche). L’accusa che è stata mossa al modello in questione infatti sarebbe di continuare a prevedere il controllo azionario della neonata società per la rete, creando di fatto un distacco che è solo funzionale.

Da noi spetterà all’Agcom, oltre a nominare la maggior parte del consiglio, anche vigilare sul comportamento di chi gestisce la rete con facoltà di applicare sanzioni al fine di evitare che la gestione devii dal suo compito primario che deve essere la vendita dei prodotti relativi alla rete di accesso a tutti gli operatori e non la vendita al dettaglio. E sempre per lo stesso motivo le transazioni tra la divisione separata e il resto dell’azienda dovranno essere tutte registrate e tracciabili.

Il documento parla poi anche di un’implementazione della rete esistente. Si ipotizza infatti che anche altri operatori potrebbero essere obbligati a compiere degli investimenti per l’evoluzione e il miglioramento della rete, ma ancora a riguardo non c’è nulla di chiaro e l’Authority si riserva per il momento il diritto di valutare quali siano le regole migliori da introdurre per favorire uno sviluppo di questo tipo in un mercato concorrenziale.

Le motivazioni che alla fine hanno portato ad una simile decisioni le delinea l’Autorità stessa nel documento in questione: «se può ragionevolmente affermarsi che l’effetto di sostituzione fra servizi vocali in postazioni fisse e servizi mobili è un fenomeno destinato a crescere, nel medio periodo non appare però emergere alcuna praticabile alternativa di mercato alla rete fissa ai fini della fornitura di servizi a larga e, soprattutto, larghissima banda […] non si ravvedono condizioni tecniche ed economiche che possano condurre al superamento del carattere di permanente collo di bottiglia al processo concorrenziale che caratterizza la rete fissa di accesso».

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