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La Premier League sfida YouTube

La Premier League sfida YouTube firmando una importante class action nella quale si denuncia il non funzionamento del Content Verification Program e la reiterata presenza online di materiale video sotto copyright. L'accusa precisa url e partite nel mirino

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Il mondo del calcio pretende un diverso rapporto con YouTube. L’approccio è ormai tradizionalmente quello della sfida, della minaccia legale e quindi la deviazione verso una possibile trattativa per la condivisione degli introiti pubblicitari. L’interesse, alla fin fine, è comune: un ritorno economico. La strada ostile è stata aperta in Germania, ove il Bayern Monaco ha affondato il primo colpo direttamente tramite il proprio presidente Karl Heinze Rummenigge. Il nuovo versante è ora nel Regno Unito.

Contro Google, proprietario e responsabile delle attività YouTube, pende infatti una class action (con tanto di apposito sito web informativo) firmata da una parte dalla Football Association Premier League Limited (alias “Premier League”, la Serie A di calcio inglese) e dall’altra dalla produzione musicale indipendente di Bourne (statunitense). Entrambe le parti puntano il dito contro YouTube contestando i molti materiali protetti da copyright presenti sull’archivio ed allineandosi così in parte alla precedente denuncia già avviata da Viacom.

Così come indicato da Viacom in precedenza, YouTube non metterebbe in campo alcuna misura preventiva per evitare che gli utenti possano mettere online materiale protetto. La caratteristica peculiare della nuova denuncia è però relativa ad un nuovo stato dei fatti: nonostante Google abbia predisposto uno strumento di segnalazione dei filmati al fine di praticare un intervento censorio sui contenuti sotto copyright, il funzionamento di tale strumento non avrebbe trovato rispondenze nella realtà e dunque andrebbe a costituire un semplice intervento di facciata privo di reale utilità. Pagina 22, nota 61: le richieste della Premier League tramite il cosiddetto “Content Verification Program” non sono state prese sempre in considerazione, spesso l’intervento sugli account responsabili è stato tardivo ed in ogni caso non vi sarebbe stato un trattamento soddisfacente dei contenuti segnalati.

I filtri non funzionano, il servizio promuove l’upload “pirata” e la class action è dunque depositata. Google avrebbe precise responsabilità in quanto, come indicato nel documento ufficiale, controlla attività, regolamenti e tecnologia retrostanti il servizio (e ne trae lucro esclusivo, punto sul quale sembra cadere l’accento più indicativo del documento di accusa). La denuncia è particolarmente dettagliata: il testo ufficiale elenca un esempio di contenuti sotto accusa, specificando le partite di riferimento: Chelsea – Tottenham e Arsenal – West Ham del 7 Aprile, Liverpool – Wigan del 21 Aprile, Chelsea – Bolton del 28 Aprile, eccetera. Il tutto con tanto di link al contenuto specifico.

La richiesta alla Corte è duplice: innanzitutto si chiede di poter mantenere in vita la denuncia sotto la forma di class action, indicata come miglior strategia per raccogliere la moltitudine di potenziali “vittime” degli abusi del servizio; inoltre si chiede di costringere YouTube ad eliminare i contenuti incriminati evitando altresì ulteriori pubblicazioni. La parola passa alla Corte o, presumibilmente, al tavolo delle trattative tra le controparti. Se quest’ultima possibilità dovesse trovare uno spiraglio (sempre che tale strada non sia già stata silentemente percorsa prima di giungere alla denuncia), il tavolo delle trattative potrebbe vedere il Chelsea FC come canale di dialogo tra le parti: la squadra di Roman Abramovich, Shevchenko e Mourinho e Drogba ha infatti già aperto il proprio canale su YouTube stipulando un apposito accordo di condivisione dei proventi relativi.

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