Scoop: iPhone e Leopard rinviati. Anzi, no

iPhone rinviato ad Ottobre, Leopard a Gennaio. Lo dice Apple. Anzi, no, marcia indietro: una nuova mail smentisce tutto. Engadget crede allo scoop, è costretto alla smentita e nel frattempo il titolo Apple crolla in borsa per recuperare solo mezzora dopo

Il diagramma seguente, ricavato dalle statistiche Google Finance, è sufficiente per spiegare la concitazione di pochi momenti: il titolo AAPL è crollato da 108 a 105 dollari in pochi minuti e lo scambio sul titolo, fino a quel momento staticamente fermo sulla calma piatta, improvvisamente vede milioni di titoli passare di mano. A fine giornata la chiusura sarà sui livelli di inizio contrattazioni, poco sotto i 108 dollari, scontando in una giornata d’oro per il Nasdaq il nervosismo di una serie di eventi pericolosamente incontrollati.

Tracollo AAPL

La causa di tutto è in un articolo comparso improvvisamente sulle pagine di Engadget, il noto blog statunitense incentrato sulle dinamiche dell’ICT. L’articolo spiega fin dal titolo il motivo del clamore: «iPhone rinviato a Ottobre, Leopard rinviato a Gennaio». Secondo quanto indicato la notizia non sarebbe campata per aria, ma proveniente direttamente da una mail interna ad Apple, mail di cui Engadget da conto poche ore dopo per difendere il proprio operato.

Oggi la pagina dello scoop si presenta con il testo barrato e con il titolo capovolto da maiuscoli “NOT: iPhone e Leopard non sono rinviati (sarebbe stato il secondo rinvio), ma ne viene confermata la roadmap di presentazione. Alla prima mail Apple ne è infatti seguita un’altra in cui si smentiva la notizia precedente, portando così Engadget alla retromarcia ed il titolo in borsa a recuperare in breve la strada perduta. Il tutto si è consumato in circa mezzora.

L’origine del problema sembra destinata a rimanere segreta, ma è interessante registrare lo scaricabarile in atto tra le parti: Apple spiega che la mail è un falso non proveniente da Cupertino (mettendo Engadget all’angolo); Engadget pubblica la mail assicurando che proviene dai server Apple (con tanto di smentita), ribaltando la situazione e scaricando ogni responsabilità sull’azienda della mela. Per alcuni investitori il tutto ha rappresentato un grave problema e non raramente casi simili su altre piazze di contrattazioni hanno generato indagini da parte degli organi di controllo per stabilire se e come vi siano responsabilità o specifici eventi dolosi da punire: la parola “aggiottaggio” in Italia è ormai d’uso comune.

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