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Guerrilla marketing per i piccoli business

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Piernicola tempo fa ha parlato di Guerrilla Noia e della possibilità di ideare nuovi formati per “impacchettare” un messaggio con cui lanciare un certo impatto emotivo. Da un punto di vista creativo non posso che concordare: nuovi formati possono garantire una certa originalità di porsi e quindi buone probabilità di attirare l’attenzione del proprio pubblico. Tuttavia, non basta presentarsi ad effetto per far funzionare una campagna di guerrilla marketing.

Ne ha parlato tempo fa Brook Barnes, reporter del Wall Street Journal, in un articolo che vi consiglio caldamente di leggere, per gli ottimi casi studio citati all’interno.

Mi vorrei soffermare invece sulla voce “Keep It Simple“, ovvero la semplicità.

Troppo spesso infatti, nelle piccole realtà imprenditoriali è credenza comune che una strategia di guerrilla debba essere possente e maestosa.

Quello che serve è innovazione all’interno di un formato facile da comprendere. Come fare? Ecco che Barnes dal suo articolo propone di prendere spunto dalle grandi compagnie, cercando anche di evitare errori grossolani (si veda quello particolarmente comico di Cartoon Network :-))

A questo punto è interessante confrontare il punto di vista di Piernicola con quest’ultimo del Wall Street Journal.

Meglio cercare di essere originali nell’ideare nuovi formati? O meglio riproporre in chiave differente strategie molto note e quindi precedentemente assimilate?

Ribadisco che sto parlando di uno scenario che vede protagonista la piccola e media impresa. Che ne pensate?