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Display al Plasma, le caratteristiche

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Qualche giorno fa abbiamo analizzato le caratteristiche tecniche e di funzionamento della tecnologia LCD, ci soffermiamo questa volta sulla tecnologia antagonista, quella che contende all’LCD fette di mercato consistenti, il plasma.

Gli schermi al plasma. (PDP, Plasma Display Panel) sono da pochi anni utilizzati principalmente per la realizzazione di televisori di grandi dimensioni e nonostante la tecnologia costruttiva sia vecchia di oltre 40 anni solo ultimamente la loro diffusione ha preso piede grazie ad una crescente richiesta del mercato.

Ma quali sono i pregi di questi schermi? Per capirlo occorre approfondire un poco l’aspetto tecnico e capire come sono fatti.

L’elemento fondamentale di uno schermo al plasma è una piccola cella contenente un gas nobile.
Tramite l’applicazione di una forte differenza di potenziale (dell’ordine delle centinaia di volt) applicata ad elettrodi contrapposti il gas all’interno della cella viene ionizzato e trasformato in plasma. Questo processo libera fotoni (ovvero luce) che però non è visibile all’occhio umano (appartiene allo spettro delle radiazioni ultraviolette).

L’utilizzo di una polvere sensibile agli UV (detta scintillatore, un materiale che converte una forma di radiazione in un’altra) per ricorpire la superficie interna della cella permette di ottenere della luce.

L’applicazione di questo principio agli schermi che ci sono familiari è piuttosto semplice. Ogni pixel dello schermo è composto da tre celle microscopiche conteneti il gas, ognuna di esse è alimentata elettricamente, in modo da emettere più o meno luce, e ha un diverso tipo di scintillatore in modo che la luce prodotta sia uno dei tre differenti colori primari (rosso, verde e blu). La composizione dei tre colori RGB dà il colore finale al singolo pixel, l’insieme dei pixel dà l’immagine finale.

L’utilizzo di scintillatori permette di ottenere una gamma cromatica molto ampia e visibile correttamente anche ad angolazioni particolari. Inoltre questi tipi di schermi permettono la visualizzazione ottima del nero (che corrisponde all’assenza di elettricità per un determinato pixel che quindi non emette luce). Le immagini sono molto realistiche grazie all’elevato rapporto di contrasto che è possibile ottenere (e che può raggiungere anche i 10000:1).

Il difetto più apprezzabile è la dimensione del singolo pixel (che si aggira intorno al mezzo millimetro), quindi questi monitor non sono adatti a una visione ravvicinata. Ecco perchè puntano a dimensioni sempre crescenti, che comportano una visione “da lontano” e non si trovano in genere sotto i 32 pollici. I pixel “invecchiano” (in realtà invecchiano gli scintillatori all’interno delle celle) si avrà un degrado relativamente uniforme delle prestazioni con l’andar del tempo, anche se su questo punto la tecnologia ha fatto passi da gigante e il tempo di vita medio degli attuali televisori al plasma è molto lungo (in genere sono testati per oltre 10 anni di utilizzo quotidiano).

Infine, le richieste energetiche consistenti che servono per ionizzare le celle di gas fanno si che il consumo finale di questo tipo di monitor sia piuttosto elevato (circa il doppio di un monitor LCD delle stesse dimensioni).