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E-commerce: si cresce, ma si rallenta

Dopo 7 anni di continui aumenti e di una crescita annua comunque superiore al 40% ora per la prima volta si prevede un aumento del solo 9%, una stabilizzazione necessaria del mercato che fa già però parlare di crisi

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Dopo 7 anni di crescita superiore al 40% annuo, il 2007 segnerà un rallentamento nell’aumento delle entrate del commercio elettronico: si scenderà a quota 9%, un trend individuato dal New York Times e che fa parlare molti di fine del sogno mentre per altri è solo questione di un normale assestamento.

Dal questo calo sarebbero comunque immuni i grandi colossi come eBay o Expedia (che ha appena annunciato un cospicuo buyback delle proprie azioni), compagnie dotcom che, per come hanno saputo proporsi e rinnovarsi e per il tipo di business a cui sono dediti, viaggiano su ritmi di crescita diversi rispetto al resto del comparto. Per il resto si registra una diffusa stabilizzazione dei consumi con parte dell’utenza che ormai fa acquisti online senza problemi e si dimostra ben disposta a spendere cifre sempre più alte (cresce infatti lo scontrino medio).

Quella che sembra mancare è dunque la cultura del click, cioè la diffusa consapevolezza che il commercio online sia sicuro e affidabile quanto e in alcuni casi anche di più del commercio offline. Trattasi di una carenza soprattutto nostrana. «Gli italiani paiono disponibili a rilasciare al telefono dati come il numero di carta di credito, a darli ai negozi, persino a spedirli in cartolina, ma ancora non sono disposti ad inserire il codice nell’unico luogo dove non può essere visto e copiato, cioè online»: sono parole di Roberto Liscia, Presidente NETCOMM (consorzio del commercio elettronico italiano), rilasciate a Data Manager Online.

Dunque nonostante tutte le responsabilità e gli eventuali danni dati dal malfunzionamento della transazione siano a carico del venditore, in Italia in particolare il commercio elettronico ancora stenta a decollare anche perchè l’esperienza del commercio online ancora non raggiunge i livelli di quello offline nei termini di calore e accoglienza (cosa valida in tutti i paesi del mondo, come precisato dal New York Times). Molto è dovuto al fatto che ci sia un computer a fare da tramite e che quindi in qualche modo l’operazione sia percepita come uno sforzo e un impegno. Molto, inoltre, è dovuto invece al fatto che i negozi reali negli anni hanno fatto di tutto per migliorare il loro impatto con il cliente, potendo anche contare su una presenza fissa umana in grado di accogliere e fornire continuo supporto.

Per questo motivo anche i grandi colossi della vendita online come il produttore di pc Dell o la Apple (compagnie che hanno fatto parte della loro fortuna grazie all’attività sul web) continuano ad investire massicciamente nei punti vendita reali, sia in termini di partnership (Dell e la catena Wal-Mart) che in quelli di ampliamento e miglioramento dell’offerta (Apple Store).