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Tracollo Google: -7% nell’after-hour

Dopo giorni di incertezza e scambi limitati, il titolo Google va al tracollo nell'after-hour dopo aver presentato una trimestrale al ribasso a causa dei risultati trimestrali appena al di sotto delle attese degli analisti

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Come sottolinea il Financial Times, Google aveva stupito per 10 trimestrali su 11 da quando è quotata in borsa. Il titolo era salito dagli 80 dollari iniziali agli oltre 550 e già c’era chi ipotizzava un prossimo raggiungimento di quota 600. Tutto ciò è stato maturato con un ritmo di crescita che, volta per volta, riconsegnava risultati superiori alle attese degli analisti e l’effetto sorpresa aveva guidato il gruppo a vette difficilmente ipotizzabili solo pochi anni fa. Ma il giocattolo si è inceppato.

L’after-hour è il momento in cui la sentenza viene pronunciata: dopo giorni di attesa ed incertezza, con il titolo in leggera discesa a smorzare la caduta poi concretizzatasi, le azioni GOOG passano in poche ore da 550 a meno di 510 dollari con un tonfo di più di 7 punti percentuali. Il motivo è da ricercarsi nei numeri della trimestrale: per la prima volta il gruppo ottiene risultati al di sotto delle attese e l’entusiasmo che aleggiava a Mountain View ha smesso improvvisamente di fare da traino lasciando le azioni al proprio destino per qualche ora.

Il tracollo di 7 punti è originato da una mancanza di pochi centesimi di punto sulle attese degli analisti. Le entrate del gruppo, infatti, assommano a 925.1 milioni di dollari (2.93 per azione), in crescita dai 721.1 milioni (2.33 per azione) dell’anno prima. L’introito netto è di 3.56 dollari, l’obiettivo dichiarato Reuters Estimates era di 3.59: una piccola defaillance a livello assoluto, ma un simbolico smacco nella realtà. Le entrate lorde, 3.87 miliardi di dollari, sono del 58% maggiori rispetto ad un anno fa, ma la crescita rispetto al trimestre precedente è di appena il 6%: cifra insolitamente bassa per Google e la borsa risponde immediatamente.

Gene Munster, nota firma Piper Jaffray, lancia segnali di distensione: trattasi di una normale fase di investimento in cui il gruppo ha operato assunzioni, ha aperto centri di ricerca e le entrate non sono potute crescere ad un ritmo tale da compensare cotanto impegno. Eric Schmidt, CEO Google, da parte sua ha semplicemente applaudito ai risultati del proprio gruppo nonostante lo stop: «la nostra performance dimostra ancora una volta la forza della nostra ricerca e del nostro business pubblicitario». Motivi stagionali avrebbero rallentato la crescita, ma non trapela indizio alcuno di preoccupazione.

Eric Schmidt dedica nella propria presentazione anche un cenno di elogio all’Italia: nel nostro paese il business Google è andato oltre le previsioni, così come in Spagna e Francia: il business internazionale cresce e funge da traino in un momento in cui sotto altri punti di vista il gruppo soffre di qualche difficoltà. Google.com vede crescere gli introiti del 74%, ma le attività AdSense crescono invece a ritmo dimezzato (le motivazioni starebbero in alcuni cambiamenti a livello di policy e di partnership).