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E se ci fosse l’interazione su Second Life?

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Sul web negli ultimi tempi impazzano le polemiche (a ragione) sull’uso “vetrina” che ogni azienda sta facendo di Second Life.

Se torniamo al lontano ’94, tornerà in mente a tutti come le grandi imprese iniziarono a percepire l’esistenza di una qualche entità aliena chiamata Internet, forse non capivano cosa fosse e a cosa servisse ma capivano che dovevano esserci. Tutti i bilanci aziendali iniziarono ad avere nella voce “Comunicazione istituzionale” qualche milione di lire dedicato alla costruzione del sito: qualche pagina statica che voleva mostrare (per lo più a qualche dipendente della stessa azienda) quanto era trendy e “avanti” questa grande impresa.

Dopo ben tredici anni le cose sono diverse; Internet non è più un animale che abita nelle Azzorre, la mail è il mezzo di comunicazione più usato in azienda e le Intranet ormai sono usate anche dai salumieri.

I mondi virtuali online però no! Non sono ambienti simulati per l’interazione tra persone attraverso avatar. Sono spazi non ben identificati in cui “si deve comprare un’isola” (tanto costa poche decine di ?) per poi proiettarvi lo streaming di qualche evento. La parola interazione non si conosce ma in ogni caso si presume sia “un insetto morto migliaia di anni fa in Groenlandia”.

Ironia a parte, usare Second Life nel modo in cui si usa oggi è pressoché inutile. Proiettare un video in streaming sull’isola è come mandare in streaming attraverso qualsiasi interfaccia web. La caratteristica fondante in un metamondo multi-utente è l’interazione, ma soprattutto è fondamentale la caratteristica di non compresenza fisica (solo temporale). In questo senso una forte potenzialità di un sistema come Second Life si identifica con la fruizione (dalla propria postazione) di ogni cosa che oggi necessita la compresenza fisica.

L’esempio eclatante in questo senso è la scuola e la formazione in genere, che prevede la fruizione delle lezioni. Numerosi esempi sono risultati da una recente ricerca dei buoni utilizzi di Second Life nell’ambito dell’eLearning.

Alcuni docenti dell’università di Elmwood, nella contea scozzese di Fife, ad esempio, stanno operando su SL per realizzare un corso nel quale si imparerà a progettare un campo da golf e a gestire eventi e manifestazioni sportive.

Peter Miller, uno dei ricercatori e dei docenti intervistati dagli autori della ricerca, ha rivelato che sta portando a termine la realizzazione di una serie di strumenti che intende utilizzare durante le sue lezioni sulla biologia cellulare e molecolare (che saranno disponibili pubblicamente entro settembre 2007) e che consentiranno ai ragazzi di costruire nel mondo virtuale delle animazioni che riproducono la struttura delle proteine e delle reti che regolano la struttura genetica.

Anche la Open University è presente su SL dove possiede ben tre “isole” nelle quali sperimenta un’attività di insegnamento a distanza proponendo vari corsi. Altri esempi, fra quelli citati dalla ricerca, sono quelli dei corsi di disegno che la Metropolìtan University di Leeds mette a disposizione dei suoi studenti di architettura e quelli sull’utilizzo delle tecnologie nel mondo degli affari che vengono offerti ai propri studenti dalle università di Newcastle e dalla Trent University di Nottingham.