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Microsoft promette la rivoluzione open

Una teleconferenza improvvisa e Microsoft cambia direzione: il gruppo promette apertura e trasparenza, schizza l'occhio alla Commissione Europea ed apre le braccia per accogliere l'open source. Non tutti credono però alle parole provenienti da Redmond

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L’intento della svolta improvvisa ha una duplice valenza del tutto evidente. Da una parte Microsoft intende raggiungere quegli obiettivi che la Commissione Europea ha in qualche modo imposto all’azienda con le ultime sentenze in tema antitrust. Dall’altra tale passaggio non vuole passare alla storia come una sconfitta: Microsoft intende cavalcare questa fase trasformando lo storico difetto del monopolista chiuso ed ingombrante in un pregio utile a ridare slancio alle ambizioni dell’azienda.

Sono 4 le direttrici attraverso cui Microsoft intende sviluppare la propria promessa.

  1. Apertura dei prodotti Microsoft. Tale obiettivo sarà perseguito in modo particolare tramite API e compatibilità con tutto quel che è il mondo open source
  2. Supporto per gli standard. Spesso Microsoft è stata criticata per aver creato standard propri facendo leva sulla posizione di vantaggio accumulata nel tempo soprattutto con Windows. Microsoft promette ora di cambiare direzione e di voler aprire un’era nuova anche in questo ambito.
  3. Data portability. I dati immessi in un software non devono più essere legati strettamente al software stesso e l’utente deve avere la possibilità di esportarli e farne gli usi desiderati ottenendone grandi vantaggi e massima libertà
  4. Open Engagement. Il gruppo intende rapportarsi al resto del mercato per fare in modo che quello Microsoft non sia un inutile monologo, ma un dialogo costruttivo. Un forum prima e l’Open Source Interoperability Initiative poi saranno gli strumenti utili a questo tipo di nuovo approccio.

Immediatamente le attenzioni dei media hanno poi virato verso la controparte, cioè verso quella Commissione Europea che nel tempo è stata in grado di mettere all’angolo Microsoft comminando multe quantomeno esose. E la Commissione Europea si è mostrata molto fredda circa i nuovi annunci: nella sua posizione di arbitro della partita, la Commissione ha mantenuto un certo distacco evitando di sbilanciarsi nei commenti, ma a quanto pare è stato spiegato come già in passato Microsoft abbia fatto promesse poi non mantenute. Alle urla di Redmond, insomma, fa da contraltare lo sbadiglio di Bruxelles. Inevitabilmente però ora la Commissione dovrà riprendere in mano le carte di Microsoft e valutare in che misura le richieste siano state assolte.

L’organismo europeo non è l’unico polo scettico in questa vicenda. Anche l’ECIS (European Committee for Interoperable Systems) spiega che il mercato ha bisogno di un autentico cambio di direzione, «non solo di un nuovo annuncio». L’ECIS ( fissa anche un esame preciso per valutare le reali intenzioni Microsoft: OOXML potrebbe presto tornare all’esame dell’International Standards Organization (ISO), oppure Microsoft potrebbe adeguarsi allo standard ODF esistente. Un esame da una parte, una leva contrattuale dall’altra.