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Addio alla Polaroid, vera precorritrice della fotografia digitale

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Alla fine del 2008 non saranno più in commercio cartucce Polaroid, la macchina fotografica dal sistema di sviluppo rapido e rivoluzionario inventata da Edwind Land e prodotta a partire dal 1947.

Nonostante si tratti di un sistema fieramente analogico l’idea di successo alla base della Polaroid è la stessa delle macchine digitali: vedere immediatamente il frutto del proprio scatto. Un sistema che ha portato la fotografia a tutto un nuovo livello di usabilità, lontano dall’arte (anche se poi diventerà uno strumento per artisti anticonformisti e avanguardisti) e vicinissimo all’utilitarismo.

Tale era il bisogno latente di un simile sistema che in soli due anni dalla commercializzazione la Polaroid aveva venduto un milione di rullini istantanei e le sue macchine erano richieste da almeno 4.000 rivenditori nei soli Stati Uniti.

Tuttavia nella modernità la lenta morte del formato era inevitabile, il digitale ha fatto sì che si potesse ottenere più o meno il medesimo risultato ad un prezzo minore. Certo una macchina digitale non consente una stampa in tempo reale ma non era tanto il fatto di avere a disposizione un supporto fisico il vero plusvalore della Polaroid quanto poter testare inquadrature, luci ed esposizioni e fissare delle immagini istantaneamente.

Dopo un primo periodo e qualche eccentrico esperimento la Polaroid è stata infatti soprattutto uno strumento professionale e non per privati, dato anche il costo esorbitante delle sue cartucce. In tempi in cui le foto erano limitate dai rullini che venivano sviluppati dopo un lungo processo poter avere in 60 secondi una preview vaga dell’esito di una foto, o anche solamente poter fissare al volo un momento o un particolare potevano fare la differenza.
La Polaroid era per esempio molto utilizzata nelle produzioni cinematografiche, serviva a fissare un dettaglio, un’acconciatura o una scenografia di un set per poterla poi ricreare identica a giorni o settimane di distanza.

Dunque un altro sistema immateriale soppianta uno materiale e con ottime ragioni. Un’altra categoria d’uso passa ai supporti digitali e quindi ubiqui, trasferibili e tecnicamente riproducibili senza nessuno sforzo. La scomparsa dell’analogico dalle nostre vite si sta completando e resistere è inutile.