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Meucci e Bell, l’invenzione è di chi la costruisce o di chi la capisce?

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Data l’estensione della risposta al post di Emanuele lo faccio in un altro post e non nei commenti. Rispondo alla sua indignazione per il fatto che Google abbia celebrato Bell come inventore del telefono e non l’italiano Meucci che invece lo inventò decisamente per primo.

Il punto però in questo caso non è chi ha costruito cosa per primo (su questo nessuno ha dei dubbi come del resto spiega la voce Wikipedia che Emanuele ha linkato) ma chi sia da ritenere il vero inventore di qualcosa tra chi ne ha messe insieme le componenti tecniche e chi invece ha capito a cosa servisse.

Il punto, per dirla in altre parole, è: il telefono è un insieme di connessioni e principi elettrici o è un apparecchio che serve a far comunicare la gente? E la risposta non può essere tutti e due, perchè Meucci ha inventato il primo e Bell il secondo.

Il brevetto di Meucci infatti era perfettamente funzionante, ma assolutamente inutile. Si trattava di un modello “simplex” (cioè funzionava come un walkie-talkie) e non prevedeva il concetto di centralino, in sostanza la sua invenzione era costituita da due telefoni collegati da un filo, non era stato immaginata la possibilità da un telefono di chiamarne altri, ma solo quell’altro cui era connesso. Ancora Meucci non aveva idea di cosa fare con la propria invenzione tanto che non si sbattè più di tanto a trovare i soldi per ricomprare il proprio brevetto una volta scaduto (e così lo acquistò Bell).

Meucci aveva approntato alcuni blandi usi che lo assimilavano alla radio, cioè lo promuoveva come un oggetto da tenere in casa e da ascoltare ad orari regolari quando venivano trasmesse cose come notizie, meteo o spettacoli teatrali. Anzi, era furioso con chi lo usasse per parlare: “Non è un giocattolo” insinuava. In sostanza Meucci del suo telefono ne vendette pochissimi esemplari e non ci fece nulla.

Al contrario Bell, pur non avendo inventato materialmente molto, lo migliorò facendolo diventare duplex (cioè come è oggi) e dopo qualche anno introducendo anche il concetto di centralino.

Oltre a questo per farlo diffondere, poichè credeva davvero che fosse utile, girava per l’America con il suo assistente facendo pubbliche dimostrazioni. Aveva inventato un sistema di comunicazione d’emergenza in virtù del quale chi aveva in casa un modello del suo telefono veniva avvertito di catastrofi come incendi o trombe d’aria in caso di emergenza e ne aveva fatti piazzare in luoghi come le caserme dei pompieri.

Infine Bell riuscì a spingerlo alla nicchia degli uomini d’affari, i quali lo usavano rigorosamente per comunicazioni affaristiche brevi e concise (l’uso del chiacchierare ancora era lontano dai costumi e condannato dai più). Furono però a quel punto le mogli dei grandi affaristi che “di straforo” usavano l’apparecchio che i mariti avevano installato per parlare tra di loro. Così tanto da far notare a Bell il fenomeno e fargli capire che occorreva insistere in quella direzione.

Ci sono voluti dunque 30 lunghi anni di evoluzione dei costumi e della mentalità più lo spirito di adattamento e l’instancabile volontà di Bell per arrivare a concepire socialmente il telefono come uno strumento per mettere in comunicazione le persone e non un semplice arnese per comunicazioni come poteva essere il telegrafo. Bell per 30 lunghi anni ci ha creduto, ha migliorato la tecnologia, ci ha investito, ha inventato il concetto di centralino (e quindi il concetto di telefonia moderna, da uno a molti), ha girato l’America, ha inventato utilizzi e ne ha sperimentati altri. Meucci dopo 5 anni alla prima difficoltà ha abbandonato il brevetto.

Chi è allora l’inventore del telefono? Chi l’ha assemblato o chi ci ha investito una vita concependone l’uso moderno?