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«La musica è la frontiera della sperimentazione», le major riunite lo ammettono

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Per la prima volta da quando l’industria della musica è in crisi i suoi più alti esponenti si sono riuniti per essere presi a schiaffi e messi di fronte all’evidenza del futuro del loro settore. E’ capitato al Digital Music Forum East, dove esponenti delle 4 più importanti etichette musicali al pari di opinionisti ed esponenti delle etichette indipendenti hanno cercato di mettere insieme idee per un nuovo mercato della musica.

Ciò che è emerso è che il modello della musica come lo conosciamo è morto e che, come ha precisato Thomas Hesse di Sony BMG «La prossima grande rivoluzione sono in realtà una dozzina cose diverse». Un’idea con la quale ormai abbiamo tutti familiarità ma che nonostante tutto suona comunque come una rivoluzione se accettato dai dinosauri delle major. Certo poi capire cosa sostituirà il vecchio modello di business è un altro paio di maniche.

Eppure bisogna notare che, sebbene con la lentezza che caratterizza le grandi istituzioni, le major si stanno infine muovendo, stanno mutando obiettivi e forme di attuazione. Certo non possono essere rapide e innovative come le imprese che partono da zero, ma va dato loro atto di aver messo in piedi solo nell’ultimo anno parecchi ottimi colpi che fanno ben sperare.

Negli Stati Uniti adesso è possibile acquistare musica senza DRM da tutte le etichette, ci sono offerte in streaming, vendite agevolate in rete, alcuni brani regalati per chi vuole fare user generated content, eccetera. Insomma ci sono, anche se sempre limitate, molte e diverse sperimentazioni.

Ma ancora di più al Digital Music Forum East, le etichette musicali hanno tutte quante storicamente convenuto che il sistema dei DRM non ha senso; che un sistema di pagamento flat potrebbe essere una buona ipotesi; che i siti di streaming che prendono proventi dalla pubblicità sono legittimi; che la musica indie ormai conta per il 30% del mercato; che ormai il settore della musica è diventata la frontiera della sperimentazione e della creatività.

Solo un anno fa una simile ammissione avrebbe fatto sospettare di menzogna.

Certo tutto questo ha dato il suo frutto ma neanche lontanamente sta ripagando le perdite dei CD. Eppure ormai le etichette devono lottare per prima cosa contro la propria scomparsa in un mondo dove il loro ruolo è sempre meno utile, o meglio, sempre più circoscritto. E ripensare il proprio modello di business sembra la carta migliore.