QR code per la pagina originale

Tutta la verità sulla chiusura di Stage6

Non c'erano solo problemi economici e di modello di business dietro il fallimento dell'avventura nel video sharing di DivX. Emerge ora che una causa pendente con la Universal ha messo in crisi Stage6, la cui direzione misteriosamente non ha voluto vendere

,

Avevamo riportato della chiusura di Stage6, l’avventura nel mondo dello sharing video di DivX, l’azienda nota per il sistema di compressione che è l’mp3 del video. Si ipotizzava a suo tempo che il sito, che puntava a fornire materiale in ottima qualità, non aveva saputo reggere al peso economico e, non avendo trovato un modello di business efficiente, era stato costretto a chiudere. Sembra però che tutto ciò non fosse propriamente esatto.

Dopo le ripetute insistenze di Brad Greenspan, cofondatore di MySpace (che tramite LiveUniverse voleva acquistare il sito), la direzione è stata costretta a fornire qualche spiegazione in più ed è così emerso che alla base della chiusura c’era anche una storia legale di violazione del diritto d’autore.

Dan Halvoroson, il numero uno della parte finanziaria dell’azienda, in una conference call indetta per parlare dei risultati finanziari dell’azienda ha spiegato che i problemi sono cominciati quando la Universal si è lamentata per le violazioni di copyright del proprio materiale in rete. Così per evitare grane troppo ingombranti, DivX ha deciso di fare causa per prima appoggiandosi al Digital Millennium Act come si fa sempre in casi simili.

La causa è stata subito archiviata: il giudice ha ritenuto non ci fossero elementi sufficienti per procedere. Non soddisfatto, il team DivX hanno fatto causa nuovamente alla Universal che a quel punto ha risposto con la stessa moneta. Con due cause pendenti l’azienda sostiene di non aver potuto procedere per difficoltà economiche.

La Universal aveva anche cercato un accordo economico proponendo al sito di comprare per 30 milioni di dollari la licenza ad usare il proprio materiale, ma chiaramente la cifra era ben oltre la disponibilità di DivX. Desta però meraviglia in tale scenario che la società non abbia voluto vendere il sito, ormai in fallimento, a Greenspan.

La storia ha chiaramente influito sui profitti della compagnia che ha riportato un crollo del 50% nell’ultimo quarto e relative basse aspettative dagli analisti per il futuro, cosa che ha abbattuto le azioni di circa il 25%. Le entrate riportate dunque sono diventate di 3,7 milioni di dollari (11 centesimi ad azione) contro i 7,4 milioni (o 24 centesimi ad azione) di un anno fa, ciò nonostante ci sia stato un netto aumento (47%) delle entrate.

Adesso Greenspan sostiene che DivX non abbia agito per il bene dei propri investitori rifiutandosi di vendere quando egli il 25 Febbraio aveva offerto in contanti la bellezza di 11 milioni di dollari. Secondo la dirigenza LiveUniverse «la direzione di Stage6 si è proprio rifiutata di aprire un dialogo per ben 5 giorni e poi ha chiuso». Greenspan però non si arrende e vuole ancora comprare il sito: ora, tramite pagina aperta appositamente allo scopo, chiede l’appoggio degli azionisti.

Nonostante la chiarificazione rimangono però ancora dei punti oscuri. Non è infatti comprensibile come mai la direzione di DivX non abbia voluto vendere un suo comparto che stava fallendo e soprattutto non si capiscono le motivazioni per le quali LiveUniverse sia ancora così intenzionato a comprare un sito chiuso e con problemi legali.