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Facebook potrebbe perdere il suo nome

Un vecchio compagno universitario di Mark Zuckerberg, il famoso fondatore di Facebook, ha chiesto che l'Ufficio dei Marchi e Brevetti USA disconosca il nome Facebook come marchio registrato in quanto da lui inventato ben prima dell'apertura del portale

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Difficile resistere alla tentazione di mettere le mani su Facebook, sempre al centro dell’attenzione e con un valore di mercato che supera i 15 miliardi di dollari; ne consegue l’ennesimo tentativo da parte di terzi di sottrarre a Mark Zuckerberg il suo piccolo impero, messo in piedi con tanta fatica durante gli studi all’università di Harvard. A tornare alla carica è il venticinquenne Aaron Greenspan, compagno di classe di Zuckerberg, il quale ha chiesto all’Ufficio dei Marchi e Brevetti USA di annullare l’assegnazione del nome Facebook concessa a Zuckerberg nel 2005. Greenspan sarebbe infatti stato il primo ad usare il termine ‘Facebook’ come parte di un servizio online chiamato houseSYSTEM da lui inventato alcuni mesi prima che Zuckerberg svelasse il nome del suo famoso portale.

«Ho iniziato ad utilizzare il termine “The Facebook” per descrivere uno dei componenti del mio portale studentesco houseSYSTEM [realizzato] alla Harvard University nel corso dell’estate 2003», ha dichiarato Greenspan. «Lo ho lanciato il 19 settembre 2003, molti mesi prima che thefacebook.com iniziasse ad accettare nuovi utenti il 4 febbraio 2004». Greenspan dichiara di essere in possesso di alcuni documenti, incluse alcune email, in grado di provare come Zuckerberg fosse a conoscenza del nome della funzione presente in houseSYSTEM.

Non è la prima volta che il fondatore di Facebook viene accusato di furto di idee: i fratelli Cameron, Tyler Winklevoss e la loro collega Divya Narendra, fondatori di ConnectU, lo avevano infatti accusato di aver rubato nel 2003 alcune loro idee, successivamente utilizzate per fondare Facebook. Zuckerberg era stato infatti assunto all’interno della loro società come aiuto per dare vita ad un social networking universitario e gli era stato fornito libero accesso al codice del progetto. Secondo i querelanti, Zuckerberg avrebbe sfruttato l’occasione per rubare ampie porzioni di codice e maturare l’idea per plasmare il suo capolavoro: Facebook.