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iPhone in Italia, ecco la firma di Bernabè

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Alla fine la firma sembra sia arrivata. Il tutto dovrebbe essere successo a Cupertino, almeno questo è quanto riportato da Repubblica.

Sembra sia opera di Luca Luciani, lo stesso caduto nella papera di Waterloo. Sarà vero o sarà solo per rilanciare la propria immagine? Beh… non è dato saperlo e onestamente ci interessa pure poco. Quel che conta è che sembra che finalmente ci siamo. iPhone arriverà in Italia tra qualche settimana e sarà con TIM.

Ancora nulla di ufficiale è arrivato dalle due società. Comunque una grossa novità ci dovrebbe essere: per l’Italia, Apple non applicherà le stesse condizioni che ha applicato per il resto del mondo. Rinuncerà all’esclusiva, a bloccare il telefono e a pretendere il 30% sul venduto da parte dell’operatore. In compenso il telefono ci costerà di più.

Comunque Telecom ci vuole guadagnare e lo farà, infatti il cellulare non è bloccato ma in un primo momento (si parla almeno fino a Natale 2008), sarà l’unica società a venderlo e sarà l’unico operatore ad accompagnare il prodotto di Cupertino.

In Italia, inoltre, non arriveranno gli iPhone di prima generazione ma direttamente i nuovi (ciò significa anche che i nuovi iPhone stanno finalmente per uscire).

Ma cosa spinge Steve Jobs a modificare la propria strategia? Sicuramente le risposte sono tante. Un dato su tutti, che ha fatto cambiare idea a Jobs, può essere quello della percentuale di persone che hanno acquistato l’iPhone e l’hanno sbloccato (sicuramente è indice di non gradimento della strategia) e una volta che l’iPhone non è più legato all’operatore il 30% svanisce.

Sicuramente molto più remunerativo vendere lo smartphone a un prezzo più alto, guadagnandoci subito, su tutti i pezzi. Inoltre, con la diffusione di iPhone, con un dispositivo con dentro Mac OS X e browser Safari, è molto più semplice vendere tramite l’iTunes store. Insomma, i guadagni non arrivano dal traffico dell’operatore ma direttamente dall’utente.

Infine, sbloccando l’iPhone, Apple spera di vendere più pezzi, soprattutto in Italia, mercato “atipico” dove si preferisce la ricarica al contratto, dove ci sono più SIM che abitanti, dove le persone cambiano dispositivo con la stessa frequenza del cambio della biancheria intima (e solitamente siamo puliti :)). Allora avere tanti dispositivi venduti, sui quali si possono fare aggiornamenti e inserire nuove funzionalità, può essere molto utile, soprattutto se queste funzionalità sono “commissionate” da Google, Yahoo, Facebook, ecc.

In definitiva, non un guadagno sul traffico degli operatori, che alla lunga non porta a nulla, ma un guadagno sulla vendita e sugli accordi commerciali. Mica male l’idea di Jobs… (ovviamente se tutto confermato).