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230 milioni di multa al re degli spammer

Il portale di social networking MySpace è riuscito ad ottenere un risarcimento record di 230 milioni di dollari a seguito della causa intentata nel 2007 contro il re dello spam Sanford Wallace e il suo partner Walter Rines

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MySpace si è visto riconoscere dalla corte federale di Los Angeles un risarcimento record di 230 milioni di dollari a seguito della causa contro il re dello spammer Sanford Wallace e il suo partner Walter Rines. Si tratterebbe del più imponente risarcimento mai richiesto da quando è stato introdotto il Can-Spam Act, uno dei primi testi normativi appositamente realizzato per combattere il fenomeno dello spam.

La vittoria in tribunale è vecchia ormai di un paio di settimane, ma solo ora la Corte ha quantificato il danno procurato e la pena pecuniaria inflitta all’accusato.

È l’ottobre del 2006 quando Wallace e Rines iniziano la loro attività su MySpace creando migliaia di account fittizi allo scopo di inviare ai membri del network centinaia di migliaia di messaggi di spam e commenti. Utilizzando falsi profili MySpace, il duo criminale giocava sul fatto che i messaggi sembrassero arrivare da utenti desiderosi di stabilire promettenti relazioni, quando in realtà contenevano link a siti correlati al gioco d’azzardo, a suonerie telefoniche e a contenuti di natura pornografica. Secondo l’accusa, sarebbero più di 730.000 i messaggi spazzatura inviati dal duo, in grado di portare nelle loro tasche qualcosa come 500.000 dollari, nonché di causare notevoli grattacapi al portale di social networking.

Curiosamente ancor oggi all’interno del blog gestito da Sanford Wallace (o almeno così si dichiara in prima pagina), sono apparsi alcuni post allo scopo di porre la vicenda sotto un’altra ottica. Il re dello spam dichiara infatti di non aver saputo nulla della vicenda fino a che non è stato ufficialmente convocato. Si tratterebbe a detta sua di una vera e propria crociata contro la sua persona e lo spam in generale, basata sul semplice fatto che il non essersi presentato alla convocazione lo rende automaticamente colpevole.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice proprio per l’assenteismo degli accusati: «È responsabilità della difesa rispondere e obbedire agli ordini del tribunale ed evitare tattiche tese a dilatare i tempi del processo. Tenuto conto di queste motivazioni, la soluzione appropriata è una sentenza d’ufficio. La Corte ritiene che la disobbedienza di Wallace sia dovuta a ostinazione, colpa o malafede. Wallace ha avuto tutte le opportunità per evitare una decisione d’ufficio. Egli non ha mai fornito spiegazioni per il suo comportamento alla Corte». Wallace pretende che fino a prova contraria possa rimanere innocente, la Corte ha invece preteso che senza prove contrarie la colpevolezza dovesse passare agli atti. Così è stato, con tanto di onerosa sanzione punitiva.