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GTA IV, già si urla alla censura

Il Codacons abbraccia nuovamente l'ondata accusatoria nei confronti dei videogiochi e degli effetti sulla salute dei minori. L'associazione chiede che il gioco sia vietato perchè oggi viene venduto in larga parte ai minori nonostante il veto della PEGI

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«Nuova iniziativa legale del Codacons contro i videogiochi violenti e diseducativi e a tutela dei minori. Come noto in questi giorni in Italia è stato messo in vendita il gioco Grand Theft Auto IV, che negli Stati Uniti ha stabilito numerosi record di vendite».

Il Codacons torna dunque a spingere sul tema dolente della censura nel mondo dei videogiochi. I parametri relativi alle decisioni di blocco dei videogame, infatti, sono da tempo al centro delle attenzioni e, soprattutto dopo il famoso caso di “Rule of Rose“, le istanze censorie si sono fatte più accese sia da parte delle istituzioni che da parte dei movimenti a tutela dei consumatori. Nel caso specifico è il Codacons ad alzare la voce contro un videogioco notoriamente violento che, secondo l’associazione, andrebbe fermato nonostante i ritmi di distribuzione segnino già risultati da record.

«[…] questo videogioco consente ai giocatori di calarsi in un personaggio che deve sviluppare una carriera nel mondo criminale di una città, Liberty City, che riproduce fedelmente New York. Già solamente l’oggetto della missione principale del gioco, quello di diventare un capo clan mafioso, potrebbe suscitare qualche perplessità, ma ciò che lascia veramente strabiliati sono i metodi che i programmatori hanno messo a disposizione dei giocatori per raggiungere lo scopo prefissato. Infatti, utilizzando il videogame, ci si rende immediatamente conto che lo stesso altro non è che un susseguirsi di atrocità e di scene scioccanti, con il rischio di creare un pericoloso indotto psicologico in coloro che giocano». Il Codacons sottolinea ancora che nel gioco «si assiste a stupri, omicidi, pestaggi, prostituzione, ecc., il tutto senza soluzione di continuità».

vignetta GTA IV

Il Codacons punta il dito contro un aspetto specifico, ma chiede un intervento censorio massivo onde evitare a monte ogni qualsivoglia rischio. L’associazione, infatti, riconosce che la PEGI abbia correttamente sconsigliato il gioco ai minori, ma al tempo stesso nota come gran parte delle vendite (porzione stimata nel 78%) sia conclusa proprio con giocatori minorenni. Di qui l’esposto a 104 Procure della Repubblica in tutta Italia, chiedendo che vengano aperte indagini relativamente al possibile reato di “istigazione a delinquere”. Così descrive la posizione dell’associazione il suo Presidente Carlo Rienzi: «Questa fattispecie consiste in un reato di mero pericolo che si configura ogni qualvolta un comportamento, uno scritto o una dichiarazione (intesi in senso lato) possano indurre una persona a commettere un delitto o istigandolo direttamente ovvero agevolandole la commissione affievolendo i freni inibitori. Per tale motivo abbiamo anche chiesto alle Procure di valutare la necessità di sequestrare il videogioco in questione in tutta Italia, a tutela della salute mentale dei minori».