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La vera storia di Tom Anderson, l’hacker

Il Tom di MySpace, co-fondatore del social network, ha un insospettabile passato da hacker, arrestato dalla polizia federale per essere penetrato a 14 anni nei computer della Chase Manhattan Bank con l'intento di prendere il controllo del compilatore C

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Tom Anderson, il “Tom” che dà il benvenuto ad ogni nuovo utente MySpace e che è uno dei co-fondatori del social network, quel Tom che l’anno scorso si è scoperto che si sconta gli anni (ne dichiara 32 sul suo profilo ma in realtà ne ha 37): quel Tom è stato un hacker al centro di una delle più grandi retate della polizia della California.

È TechCrunch a rivelare tutta la storia grazie ad alcune ricerche negli archivi di quotidiani degli anni ’80 messi da poco in rete. Gli articoli in merito parlano di “hacker” e non di “cracker” perchè, nonostante le azioni di Tom non avessero fini di diffusione della cultura informatica attraverso il reverse engineering, lo stesso non sono mai risultati in danni per nessuno, ma al massimo in minacce.

Quando è uscito nelle sale WarGames, Tom aveva 13 anni e già era appassionato di informatica: solo un anno dopo avrebbe utilizzato il medesimo sistema visto nel film con Matthew Broderick per entrare nel sistema della Chase Manhattan Bank, ovvero l’uso di un software che sistematicamente chiama numeri di telefono in sequenza fino a che non sente rispondere un modem.

All’epoca i sistemi avevano password semplicissime (solitamente mantenevano quelle di default) o addirittura non ne avevano per niente, dunque una volta trovata la risposta del modem della banca poco ci è voluto per entrare con il massimo dei privilegi, cambiare le password per impedire agli amministratori di sistema di entrare a loro volta e lanciare un messaggio che chiedesse il pieno controllo del sistema pena la distruzione di dati fondamentali.

Lo scopo era comunque dei più nobili: avere a disposizione un compilatore C. I personal computer dell’epoca infatti non erano molto potenti e spesso tale deficit impediva le operazioni di compilazione più grosse, per fare le quali ci si appoggiava a server esterni, legalmente o illegalmente.

La polizia mobilitò l’FBI che, tracciate le chiamate (dopo l’intrusione Tom aveva mostrato a 25 amici come farlo e aveva creato una crew), si precipitò simultaneamente nelle case degli hacker (per evitare che si contattassero a vicenda e distruggessero le prove) solo per trovarsi di fronte dei quattordicenni. Non ne risultò nessuna condanna, anche perchè non c’era stato effettivo danno, ma da quel momento non ci furono più notizie di Tom Anderson l’hacker.