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Condannato perché il suo blog era un giornale

Dopo circa due mesi dalla condanna del blogger Carlo Ruta, il giudice Patricia Di Marco ha da poco rilasciato le motivazioni della sentenza. Secondo il magistrato il sito online di Ruta era un giornale a tutti gli effetti e andava registrato in tribunale

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Entrando maggiormente nello specifico, Patricia Di Marco sottolinea come il sito web di Carlo Ruta rientrasse pienamente nel paradigma disegnato dalla legge n. 62 del 2001 per due principali motivi: «In primo luogo è lo stesso imputato che, intitolando il proprio prodotto “Accade in Sicilia giornale di informazione civile”, ha definito e qualificato il proprio prodotto come giornale diretto a svolgere attività di informazione e, dunque, come prodotto editoriale. Ad ulteriore conferma che quanto pubblicato dal Ruta sul sito in parola sia un prodotto editoriale proviene dal contenuto degli articoli in esso pubblicati, i quali hanno ad oggetto fatti di cronaca locale, inchieste giudiziarie, testimonianze dirette e fatti storici. […] In secondo luogo, l’attività istruttoria ha consentito di accertare che il sito internet creato dall’imputato presentava le caratteristiche di un periodico per la sistematicità con cui veniva aggiornato e con cui venivano pubblicati gli articoli».

E proprio sulla periodicità delle informazioni pubblicate da Ruta insiste il magistrato nelle motivazioni della sentenza. La legge del 1948 e le successive integrazioni identificano nella pubblicazione periodica e regolare di un giornale una delle condizioni minime per etichettare un prodotto editoriale come un periodico e dunque passibile di una registrazione presso il tribunale. A titolo esemplificativo, nella sentenza si elencano alcune date di pubblicazione degli interventi di Ruta (una dozzina in circa cinque settimane) che paiono – però – in contraddizione con quanto formulato dal magistrato ed evidenziano una sommaria aperiodicità dell’attività del blogger siciliano (gli articoli citati risalgono alle date 27.11.2004, 25.11.2004, 15.11.2004, 17.11.2004, 10.11.2004, 6.11.2004, 3.11.2004, 1.11.2004, 30.10.2004, 28.10.2004, 14.10.2004, 13.10.2004).

Al termine delle motivazioni della sentenza, il giudice Patricia Di Marco fornisce alcune considerazioni sulle dichiarazioni fornite nel corso del procedimento da Carlo Ruta, che a più riprese aveva definito il proprio sito web come un comune blog, uguale a milioni di altri blog esistenti da anni in Italia. Secondo il giudice, le dichirazioni fornite spontaneamente da Ruta non sarebbero state tali da mutare l’impianto accusatorio: «Al riguardo giova innanzitutto evidenziare che il “blog” è principalmente uno strumento di comunicazione ove chiunque può scrivere ciò che vuole e come tale può anche essere usato per pubblicare un giornale. Infatti un “blog” può anche essere utilizzato come metodo di presentazione di un giornale, cioè di una testata registrata con una sua linea editoriale, per coinvolgere il pubblico. […] Per pubblicare degli articoli sul sito creato dal Ruta era necessario contattare costui e sottoporre alla sua preventiva valutazione l’articolo che si intendeva pubblicare. Pertanto appare evidente come il sito in questione non fosse un blog, al quale chiunque potesse accedere e partecipare al dibattito, ma era un vero e proprio giornale dotato di una testata e di un editore responsabile. A suggello e conferma di quanto sopra va, del resto, richiamato che lo stesso imputato ha definito la propria pubblicazione come “Giornale di informazione civile”».

Le sentenza emessa, e ora motivata, dal Tribunale di Modica costituisce, a oggi, un unicum a livello giuridico non solo in Italia, ma in tutta l’Unione Europea.