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Jukebox, una monetina e via al rock and roll

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Apparsi per la prima volta negli USA, nel periodo della ripresa economica dopo il crack del 1929, i jukebox rappresentano un’icona per tutte le generazione dagli anni ’30 agli anni ’70.

Come si arrivò all’idea che portò alla nascita del jukebox? Per tutti gli anni ’20, in America, vi fu una grande diffusione di pianoforti automatici a gettoni, ogni luogo di ritrovo ne aveva uno. Poi con la rapida diffusione delle radio arrivò un altrettanto rapido declino di questi strumenti. Le aziende che producevano questi pianoforti per evitare la chiusura dovettero inventarsi un nuovo “strumento”. Nel 1927 la “Ami” presentò il suo fonografo a moneta, un apparecchio in grado di permettere la selezione tra vari dischi.

L’idea risultò talmente vincente che anche le altre case produttrici, che prima realizzavano pianoforti a gettoni, si lanciarono in questa battaglia senza esclusioni di colpi.

I primi jukebox erano in legno e permettevano la selezione tra 12 dischi 78 giri. I dischi erano disposti su una fila verticale dalla quale venivano estratti e riprodotti in base alle richieste.

Lo sviluppo dei jukebox era incessante, ogni anno venivano sfornati nuovi modelli che andavano a sostituire i vecchi, a volte le modifiche non erano alla meccanica ma semplicemente all’aspetto dell’apparecchio, ma in questa particolare battaglia di vendite, anche la singola cromatura faceva la differenza. Grande successo ebbe, durante la seconda guerra mondiale, l’intuizione della “Wurlitzer” che per sopperire all’impossibilità di costruire nuovi jukebox (le risorse erano destinate alla produzione di armi) realizzò un mobile che consentiva l’inserimento e il funzionamento di qualsiasi meccanismo da jukebox. Altro grande successo lo ebbe, nel 1948, la “Seeburg” che realizzò prima un modello che permetteva di scegliere tra 100 dischi (i concorrenti potevano contenerne solo 24) poi ne realizzò uno che consentiva di leggere i 45 giri su entrambi i lati.

Oggi i jukebox sono pezzi di storia conservati da musei e collezionisti, ma non mancano anche nuovi modelli, diciamo da arredamento, che anziché adoperare i dischi in vinile utilizzano i moderni CD.