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Ubuntu si fa intrepida ma ancora non decolla

Canonical presenta l'ultima incarnazione della sua Ubuntu e racimola le sue prime entrate. I conti però restano in rosso. Shuttleworth resta fiducioso sulle sorti dell'azienda: ancora qualche anno e poi vedrete

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Seppure tenuta per presentare Intrepid Ibex, la versione 8.10 di Ubuntu Linux, è stata Canonical ad essere la grande protagonista della conferenza stampa tenuta da Mark Shuttleworth e Matt Zimmermann, rispettivamente presidente e responsabile tecnico dell’azienda dietro la distribuzione Linux più popolare del momento.

Shuttleworth ha infatti comunicato che nell’ultimo anno Canonical ha registrato un sostanziale aumento degli introiti: «Non pubblichiamo i dati sulle nostre entrate ma vi dirò che la crescita di incassi è estremamente forte e siamo ottimisti su tutto il campo, sul lato server e desktop. Il divario tra ora e appena 12 mesi fa in termini di grandezza e volume dei contratti stipulati nel frattempo è una grande differenza». Anche se la cifra esatta non è stata resa nota, si parla di diversi milioni di dollari derivati da supporto e altri servizi. C’è un dato che però è ben chiaro: i conti restano in rosso e Canonical dovrà attingere al borsellino di Shuttleworth almeno per altri due anni.

L’ex astronauta si dice comunque ben disposto finanziare lo sviluppo di Ubuntu ancora per altri tre o cinque anni e resta fiducioso nella direzione presa da Ubuntu fin dall’inizio. A differenza di altre distribuzioni Linux, come Red Hat e Novell Suse, Ubuntu infatti non dispone di una versione a pagamento. Shuttleworth infatti pensa che non sia possibile fare soldi dalla vendita di sistemi Linux per il desktop e che «l’unica maniera per fare affari su Linux risieda sui servizi».

Il fondatore di Canonical non ha dubbi nella licenza gratuita di Ubuntu e vede in Linux uno dei principali veicoli dei servizi di nuova generazione, servizi che prevedono una presenza di Internet ancora più pervasiva di quanto non sia oggi. E per battere su questo chiodo Canonical ha avviato delle collaborazioni con i principali fornitori di connessioni wireless 3G, per mettere la nuova versione della sua creatura in grado di sfruttare al meglio tali connessioni. Nell’ottica dell’accesso ai servizi online è stato inoltre aggiunto uno speciale utente “Guest” in grado di utilizzare il sistema per accedere a Internet ma non di memorizzare permanentemente dei dati. Una serie di limitazioni fanno sì l’utente ospite non lasci traccia alcuna del suo passaggio.

Canonical non si accontenta di mantenere saldamente il primato dei desktop Linux, e spinge l’acceleratore per promuovere Ubuntu anche nel redditizio mercato dei server. Sono già molti i produttori, come Dell, IBM, HP e Sun, che certificano le proprie macchine come adatte a funzionare con la distribuzione africana ma manca il passo successivo, ovvero quello della pre-installazione di Ubuntu sui server. Un passo che necessita forti investimenti da parte dei costruttori per garantire il corretto funzionamento delle apparecchiature. Proprio per favorire queste adozioni Canonical collabora direttamente con i produttori di server nei propri laboratori di test situati in Europa e negli Stati Uniti, mentre la maggior parte delle prove sui computer desktop e notebook vengono svolti a Taipei in Taiwan, patria agli assemblatori di sistemi OEM e ODM. A breve, infatti, Ubuntu farà capolino su nuovi computer: si parla di un imminente netbook Toshiba che forse verrà distribuito già con Intrepid Ibex.