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Blog, né ammazzati né salvati?

Roberto Cassinelli ha avanzato una controproposta che, contrariamente alla cosiddetta "ammazza blog", intende salvaguardare il diritto di espressione online senza autorizzazione istituzionale. La proposta di legge però non appare rivoluzionaria

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Il progetto di legge “ammazza blog” è stato la prima vittima di se stesso: il testo è stato infatti pubblicamente stralciato dal suo stesso autore, Franco Ricardo Levi, il quale ha ammesso la volontà di fare un passo indietro e di prestarsi alle critiche provenienti dal web relativamente alla proposta di legge avanzata a regolamentazione del mondo editoriale. Alle forti discussioni relative al testo di legge di Levi, però, giunge anche una risposta che lo stesso autore definisce simbolicamente “salva blog“.

Roberto Cassinelli (Pdl), membro della commissione Giustizia della Camera, ha infatti presentato una proposta indirizzata alla modifica della normativa esistente per lasciar fuori la parte “social” del web da registrazioni e orpelli burocratici. «Segniamo un deciso passo avanti» commenta sul proprio sito web Cassinelli «rispetto alle proposte della sinistra che aveva ipotizzato l’inserimento di nuovi obblighi e di registrazioni per i blog. [La legge] risponde ad una esigenza di liberalizzare la circolazione delle idee ed il mercato delle opinioni, senza introdurre ulteriori appesantimenti e controlli. Per questo mi piace ribattezzare la mia legge come legge “salva-blog” in piena antitesi con il ddl “ammazzablog” presentato dall’ex sottosegretario all’editoria del governo Prodi Ricardo Franco Levi».

Cassinelli offre ampia informazione sulla propria iniziativa: l’annuncio sul proprio sito, un estratto per la stampa, quindi un post sul proprio blog ed il pdf con il testo integrale presentato alla Camera.

Ma c’è una iniziativa che più di ogni altra è destinata a far rumore: Cassinelli, infatti, è stato segnalato su Facebook e starebbe partecipando alla discussione del gruppo “Salva i Blog” ove ha portato in anteprima la propria proposta:

I requisiti che propone il testo Cassinelli per creare una discriminante sulla realtà online sono vari. Uno, fondamentale: «il sito deve avere quale scopo la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica». Quindi, una serie di spunti «ricorrente uno dei quali fa scattare l’obbligo di iscrizione in tribunale ».

  • «il gestore o gli autori delle pagine sono riconducibili a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, o sono legati ad una di esse da vincoli professionali»;
  • «il gestore o gli autori delle pagine ne traggono profitto»;
  • «le pagine hanno titolo riconducibile a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47»;
  • «l’intestazione delle pagine riporta diciture che le rendano analoghe o simili a prodotti editoriali sviluppati su supporto cartaceo per i quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, (“quotidiano”, “periodico”, “settimanale”, “mensile”, “rivista”, “giornale” ed altre diciture che, nel linguaggio comune, abbiano simile significato»;
  • «il gestore o gli autori delle pagine sono iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti»;
  • «il gestore o gli autori delle pagine percepiscono compensi periodici o saltuari per la propria attività di gestione o redazione delle stesse»;
  • «il gestore o gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque percepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime»;

Secondo quanto indicato nel progetto di legge Cassinelli, sarebbero esclusi a priori dalla registrazione «i blog; i siti che recano notizie circa l’attività di società, associazioni, circoli, fondazioni o partiti politici; i siti che recano notizie circa l’attività di istituzioni, enti e persone che ricoprono cariche pubbliche; i cosiddetti “feed aggregator”, ovvero quelle pagine che raccolgono automaticamente notizie da altri siti sulla base di determinate parole chiave; i forum tematici di discussione; le comunità virtuali (cosiddetti “social network” o “community”)». Ciò nonostante le discriminanti proposte non sembrano soddisfare in toto l’esigenza analitica sul settore, aggiungendo semmai ulteriori problematiche a quanto già stralciato da Levi.

L’intento è spiegato a ruota: «far sì che coloro i quali sfruttano la rete internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i “blog”, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle
leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici». Un indirizzo email è stato messo a punto per cercare online una collaborazione attiva sul tema. La rete, così come si è mossa in massa contro il testo firmato da Levi, è ora chiamata in causa per analizzare secondo le proprie dinamiche anche il testo Cassinelli.