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SMS e Internet Mobile, troppo cari e poco chiari

Una indagine svolta da Antitrust ed AGCOM mette in luce un livello illogico dei costi di SMS e navigazione mobile, il tutto nel contesto di una situazione di scarsa trasparenza nei confronti degli utenti. Agli operatori sono indicati i parametri dell'UE

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«Nei servizi di accesso a internet in mobilità condizioni ancora troppo sfavorevoli per i consumatori»: poche parole, ma oltremodo chiare. La firma è quella dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ed al centro dell’indagine vi sono le pratiche commerciali degli operatori che agiscono sul mercato italiano. SMS, MMS ed Internet mobile finiscono così nel mirino del Garante il quale, dopo aver passato in rassegna le varie offerte, ne consegue ciò che da più tempo in molti vanno dicendo: i prezzi praticati dagli operatori superano quello che dovrebbe essere un ragionevole livello determinato da mercato e concorrenza.

Il primo punto è relativo agli SMS: «In Italia il mercato degli Sms, che rappresenta il 60% del fatturato totale dei servizi oggetto di indagine, sta crescendo a ritmi sostenuti (+40% nell’ultimo biennio) e presenta ulteriori spazi di ampliamento: il numero di utilizzatori di Sms sul totale della clientela è infatti relativamente basso, 47,9% rispetto a oltre 80% nel Regno Unito, in Germania e in Francia. Nell’ambito dell’universo degli utilizzatori di Sms, vi è un gruppo maggioritario, circa il 62%, che paga il prezzo unitario di 15 cent a fronte degli 11 cent previsti dal Regolamento comunitario per gli Sms internazionali». Gli SMS inviati in Italia, insomma, costa il 40% in più circa di quello che dovrebbe essere il prezzo massimo per gli invii comunitari, il che ben rappresenta la discrasia posta in evidenza dall’indagine.

La ricerca svilisce inoltre quella che potrebbe essere una valutazione “media” dei prezzi poiché va tenuto in considerazione il pesante sbilanciamento degli invii in favore del livello maggiore, con una minoranza di utenti abilitata a tariffe maggiormente convenienti basate comunque spesso su SMS inviati e ricevuti nel contesto del medesimo operatore. Continua l’AGCOM: «Alla luce dei dati raccolti, è evidente che non tutti i consumatori sono consapevoli delle opportunità offerte dal mercato: è dunque necessario che gli operatori diano maggiori informazioni sulle opzioni tariffarie disponibili. La notevole prospettiva di crescita del consumo di Sms, indicata dai confronti internazionali, indica inoltre che c’è spazio per raggiungere i consumatori con una politica di prezzi più bassi».

Il mobile è tenuto in stretta considerazione anche per quanto concernente l’emergente fenomeno della navigazione online tramite dispositivi portatili (soprattutto telefonini e smartphone). Trattasi di una nuova espressione in forte ascesa, ma trattasi altresì di un ambito fortemente deregolamentato che richiede immediata attenzione al fine di una sufficiente tutela dei consumatori: «Gli utenti hanno difficoltà nell’orientarsi tra le offerte disponibili e nell’ottenere indicazioni attendibili, oltre che sul prezzo, sulla velocità e la qualità della connessione ad internet. Altrettanto difficile, come dimostra il fenomeno delle “bollette pazze”, è controllare la spesa. Per questo le due Autorità propongono che vengano previste soglie automatiche di blocco della spesa per il traffico dati, salvo rinuncia espressa dell’utente, in linea con il nuovo Regolamento sul roaming internazionale, che introduce un meccanismo di blocco quando la bolletta raggiunge 50 euro, o un’altra soglia più elevata a scelta del consumatore». Nel mirino anche i vincoli contrattuali: i due anni adoperati come tempistica standard sarebbero troppo vincolanti e dannosi per una libera concorrenza.

L’indagine, portata avanti congiuntamente da AGCOM ed Antitrust, vale come monito: se gli operatori non coglieranno le opportunità evidenziate dal rapporto, le istituzioni di controllo saranno costrette ad intervenire per porre fine ad una situazione poco lineare e con tutta evidenza inquinata da posizioni di interesse. In ballo vi sono mercati del valore di svariati miliardi di euro, ma anche e soprattutto un flusso poco regolamentato di danaro che fluisce dalle tasche degli utenti verso le casse di pochi operatori dai margini troppo elevati per quelle che sono le indicazioni provenienti dall’UE.