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Negare l’Olocausto su Facebook

In seguito ad alcune pressanti richieste, Facebook ha infine rimosso alcuni gruppi di sostegno alle tesi negazioniste sull'Olocausto. Il fenomeno però non si arresta e pone nuovi interrogativi sulle politiche adottate dal famoso social network

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È una vittoria a metà quella di Brian Cuban nei confronti di Facebook. Legale di alcune società del fratello miliardario Mark Cuban, Brian Cuban si batte da circa un anno per la rimozione di alcuni gruppi sul famoso social network nati per sostenere le tesi dei negazionisti dell’Olocausto. Grazie a una recente lettera aperta indirizzata direttamente a Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, il legale ha infine ottenuto la rimozione dei gruppi incriminati, ma in poche ore sul famoso social network sono nate nuove iniziative per supportare il negazionismo.

Nella sua lettera, Cuban aveva sottolineato quanto fosse importante rimuovere quei gruppi per dare un segnale esplicito agli utenti di Facebook. Secondo l’autore della missiva per Zuckerberg, il problema non era solamente legato ai numerosi aspetti di rilevanza legale (in molti paesi negare l’olocausto è reato) connessi alla delicata vicenda: «Il movimento di chi nega l’Olocausto non è altro che un pretesto per consentire la predicazione dell’odio nei confronti degli ebrei e per coinvolgere altri individui che la pensano allo stesso modo in azioni simili. Consentire a questi gruppi di proliferare su Facebook per offrire un “discorso aperto” non fa altro che aiutare a diffondere questo messaggio di odio. È questo il genere di discussione aperta che Facebook intende incoraggiare?».

Nel corso di un’intervista realizzata dalla CNN, uno dei responsabili del famoso social network aveva fornito una risposta sull’opportunità di rimuovere i gruppi negazionisti da Facebook. «È una decisione difficile da prendere. Ci stiamo confrontando molto su questo argomento e stiamo portando degli esperti per parlarne. Essere offensivi o discutibili non porta all’esclusione da Facebook. Desideriamo che il portale sia un luogo dove le persone possano discutere tutte le tipologie di idee, anche quelle controverse» ha dichiarato all’emittente televisiva Barry Schnitt, portavoce del famoso social network.

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