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Libera diffusione, precisazioni della SIAE. Dialogo impossibile?

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La si può criticare quanto si vuole, ma c’è da riconoscere che non dev’essere facile per un’associazione come la SIAE compiere le proprie scelte e soprattutto esprimere le proprie opinioni.

Pochi giorni fa riportavamo delle dichiarazioni di apertura (cosa clamorosa per la SIAE) nei confronti della libera diffusione delle opere su Internet.

Non vogliamo immaginare quali proteste possano essere arrivate alla società da parte degli autori, che magari avranno inteso in senso esagerato le dichiarazioni del presidente Assumma.

Ma qualcosa sarà successo, se addirittura la SIAE ha sentito la necessità di pubblicare un articolo di precisazioni:

al fine di permettere una precisa interpretazione della posizione assunta dalla SIAE rispetto alle eventuali utilizzazioni libere delle opere dell’ingegno mediante la diffusione tramite Internet e telefonia mobile

si spiega, tra l’altro:

il riconoscimento agli associati della facoltà di gestire direttamente le utilizzazioni telematiche e analoghe, non indebolisce in alcun modo l’impegno della SIAE nella tutela dei repertori affidatile, anche in questo settore. La SIAE è infatti pienamente in grado di gestire l’utilizzo delle opere online, stipulando contratti con i maggiori operatori del settore, monitorando e ripartendo i diritti, tanto che la stragrande maggioranza degli associati si affida alla tutela della SIAE anche in questo campo.

Con questo articolo non vogliamo, sia ben inteso, biasimare o giudicare in negativo tali precisazioni della SIAE. Ripetiamo che è solo una nostra congettura il fatto che essa possa essere stata “spinta” a pubblicare quell’articolo da reazioni di terzi.

Ci preme semplicemente una considerazione: a corredo delle dichiarazioni di “apertura” alla libera diffusione, avevamo sostenuto che esse potessero rappresentare l’inizio di un dialogo con il mondo del file-sharing. Se però si rende difficoltoso alla SIAE far passare, anche a livello di semplici dichiarazioni, tali concetti, allora il dialogo è pura utopia.

E la “colpa” non è di un ente impersonale, ma dei suoi tutelati.