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Google teme il social networking

Seppure Google continui a mantenere salda la sua posizione dominante all'interno del panorama dei motori di ricerca, i portali di social networking più famosi appaiono agli occhi degli internauti una alternativa sempre più appetibile

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Google rimane a tutt’oggi il motore di ricerca numero uno, in grado di resistere imperturbabile agli assalti dei suoi concorrenti. Eppure, la formula portata avanti dal colosso delle ricerche comincia a mostrare i primi segni di vecchiaia se paragonato a quanto offerto dai portali di social networking più famosi, quali Facebook e Twitter, in grado di offrire una alternativa sempre più valida alle ricerche intese nel modo più tradizionale.

Come ammesso dallo stesso Ken Tokusei, Google Group Product Manager, le persone appaiono infatti sempre più interessate ad utilizzare Internet per trovare risposta alle normali domande di tutti i giorni, come ad esempio: che ristorante scegliere stasera? Quale discoteca? Per tale tipologia di ricerche, i portali di social networking offrirebbero una formula vincente, in quanto le risposte arriverebbero direttamente da amici e conoscenti e non da uno sterile elenco di link da consultare. «Siamo giunti al punto che i risultati non vengono visti se non provengono da qualcuno che conosciamo», dichiara apertamente Tokusei. Non solo, i portali di social networking permetterebbero di accedere istantaneamente alle informazioni immesse online dai propri membri, offrendo così risultati freschi e di cui ci si possa fidare, in quanto provenienti da persone in qualche modo conosciute.

Google sarebbe quindi diventata una vera e propria biblioteca dei siti Internet, rimanendo tuttavia incapace di aggiornarsi in tempo reale e di offrire risultati in una forma che esuli dal tradizionale elenco di link da consultare. Nonostante alcuni tentativi portati avanti dal motore nel tentativo di “umanizzare” il meccanismo di ricerca, quali ad esempio l’inclusione di uno strumento per promuovere il ranking dei link rintracciati, difficilmente Google vorrà abbandonare la familiare lista dei siti; «si tratta di determinare quale tipo di informazione l’utente sta cercando», ha dichiarato Tokusei, «ma noi offriremo sempre alcuni link alle pagine nei nostri risultati».

Inizierà nel frattempo entro breve una massiccia campagna pubblicitaria che vuole girare il coltello nella piaga ammessa da Google: Microsoft tenterà di convincere l’utenza a riconsiderare la ricerca online, cambiando l’approccio alla materia ed instillando così un nuovo substrato su cui lavorare per imporre il futuro Live Search.