QR code per la pagina originale

Rubavano la loro stessa musica su iTunes

Clamoroso piano criminale ideato da una gang britannica che, dopo aver messo in vendita su iTunes e Amazon 19 tracce, le compra a ripetizione con carte di credito rubate per ricevere le royalties. Qualche etichetta musicale si era anche interessata

,

Il piano, occorre ammetterlo, aveva un seme di genialità al proprio interno. Scrivere canzoni, metterle in vendita su iTunes e Amazon, poi rubare carte di credito per comprare e ricomprare i propri brani con lo scopo di ricevere danaro derivante delle royalties.

In soli quattro mesi la gang (composta da sei uomini e tre donne) ha rubato 1.500 carte di credito statunitensi e britanniche spendendo 750.000 dollari per acquistare 65.000 volte le 19 canzoni che loro stessi avevano messo in vendita. In ritorno hanno ricevuto 300.000 dollari di royalties “puliti”.

Operavano dal Regno Unito e lì l’FBI con la collaborazione della Metropolitan Police li è andati a prendere. Londra, Birmingham, Wolverhampton e Kent. Oltre 60 uomini sono stati impiegati per prendere i criminali con l’accusa di sospetto di cospirazione e riciclaggio di denaro sporco.

La parte geniale del piano però non è solo il fatto di riuscire a trasformare carte di credito rubate in soldi puliti, ma anche di creare rumore intorno alla propria carriera di musicisti. L’elevato numero di vendite, infatti, aveva cominciato a solleticare l’interesse di qualche pezzo grosso delle principali etichette musicali e forse avrebbe portato a qualche sorta di contratto o opportunità più grande. Due piccioni con una fava, insomma, con la truffa iniziale studiata per sortire duplice effetto: un ritorno immediato ed un investimento sul futuro.

«È stata un’indagine molto complessa quella che ci ha consentito di scoprire quella che crediamo essere una cospirazione contro Apple e Amazon» ha dichiarato l’ispettore capo dell’unità anticrimine informatico di Scotland Yard, Terry Wilson: «Quest’indagine è il perfetto esempio di cosa siamo in grado di fare in campo nazionale e internazionale in materia di crimine informatico».