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Contratti in esclusiva, operatori nel mirino del DOJ

Secondo il WSJ, il Dipartimento di Giustizia americano avrebbe avviato una prima serie di indagini per verificare la presenza di pratiche lesive della concorrenza nella stipulazione degli accordi in esclusiva tra operatori mobili e produttori di cellulari

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Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) degli Stati Uniti avrebbe avviato una serie di indagini per verificare l’eventuale presenza di pratiche lesive della concorrenza negli accordi in esclusiva tra operatori mobili e produttori di telefoni cellulari. Gli esperti del DOJ starebbero indagando su alcune grandi compagnie statunitensi come AT&T e Verizon per verificare la loro condotta sul mercato in merito alle esclusive commerciali e alle limitazioni imposte per alcuni servizi su rete cellulare. L’indiscrezione giunge da una fonte anonima interpellata dall’autorevole Wall Street Journal, che ha pubblicato nella giornata di ieri (lunedì 7 luglio) un’ampia inchiesta sulla vicenda.

«Il Dipartimento di Giustizia dovrebbe focalizzarsi principalmente sulle tariffe e i termini chiaramente lesivi della concorrenza imposti da AT&T e da Verizon nel comparto del broadband ad alta capacità» ha dichiarato la NoChokepoint Coalition, accogliendo con favore le prime indiscrezioni sul possibile avvio di una indagine da parte dell’istituzione statunitense. Messaggi del medesimo tenore sono stati rilasciati da numerose altre associazioni dei consumatori, da tempo molto critiche nei confronti dei grandi operatori di telefonia negli Stati Uniti e delle loro politiche ritenute poco trasparenti e in alcuni casi vessatorie nei confronti dei semplici utenti finali.

Stando alle prime informazioni, il DOJ potrebbe concentrare la propria azione investigativa nei confronti dei patti in esclusiva siglati tra operatori mobili e produttori di telefoni cellulari. Tali accordi consentono a una compagnia telefonica di distribuire un dispositivo in esclusiva con il proprio brand, tagliando fuori gli operatori di telefonia mobile concorrenti. Una pratica ormai consolidata e avversata dalle associazioni dei consumatori, che temono una sensibile riduzione della libera concorrenza tra gli operatori a danno degli acquirenti. I contratti in esclusiva sono in genere accompagnati da tariffe studiate ad hoc per l’utilizzo di un dato cellulare distribuito da un unico operatore, che talvolta sfrutta la propria posizione di vantaggio nei confronti della concorrenza per imporre prezzi più alti ai consumatori.

«Questo è il genere di indagini che ci piace vedere. Durante l’analisi svolta dal nostro comitato sui contratti in esclusiva tra produttori di telefoni cellulari e operatori mobili, è emerso chiaramente quanto sia importante saperne di più su questi contratti e sui loro effetti sulla concorrenza e sui singoli consumatori. Poiché il futuro della comunicazione continua a progredire trasferendosi dal terreno all’etere, diventa sempre più importante assicurarsi che il mercato rimanga competitivo e i consumatori protetti» ha dichiarato il democratico John Kerry, responsabile del Committee on Commerce, Science and Transportation del Congresso statunitense.

Le accuse, velate o meno, su una possibile riduzione della competitività nel comparto mobile vengono sistematicamente smentite dalle compagnie telefoniche. Secondo gli operatori mobili, gli accordi in esclusiva con i produttori di cellulari consentono di mantenere alto il livello di innovazione, introducendo sul mercato modelli di ultima generazione a prezzi contenuti grazie ai contratti per l’utilizzo dei dispositivi in comodato dietro il pagamento di un abbonamento mensile.

Le indiscrezioni da poco pubblicate dal Wall Street Journal non hanno al momento ricevuto alcuna conferma da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, chiuso come da tradizione in uno stretto riserbo sul possibile avvio di una indagine ufficiale nei confronti degli operatori mobili.