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Facebook, indigestione di Twitter

Una improvvisa invasione di twit si è verificata nelle ore scorse su Facebook. Si è trattato di un problema nelle impostazioni di alcune applicazioni, con autorizzazioni automatiche e non desiderate nella pubblicazione dei cinguettii su alcune bacheche

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La bacheca di Facebook circondata da cinguettii: la scena è molto meno bucolica di quanto possa apparire, poichè si tratta di un errore non meglio precisato che ha causato una vera e propria invasione di “Twit” all’interno del flusso canonico di Facebook.

Il problema si è prolungato per alcune ore. Quando un utente immetteva un aggiornamento su Twitter, automaticamente lo stesso compariva anche sulla bacheca di Facebook sebbene la correlazione tra i due flussi non fosse stata attivata. Le prime ricerche hanno immediatamente identificato la causa in una applicazione che permette di portare gli aggiornamenti sulla medesima bacheca, fondendo i due flussi e permettendo così di unire tutte le proprie comunicazioni. L’applicazione stessa, però, è stata in seguito disabilitata da parte di molti di coloro i quali l’avevano prima installata. Una qualche disfunzione interna a Facebook l’ha però riattivata in automatico, senza il consenso dell’utente.

Medesimo processo è accaduto anche relativamente agli update su FriendFeed. Stesso errore, stessa disfunzione, stesso problema: Facebook, in pratica, ha iniziato improvvisamente ad ignorare i settaggi delle applicazioni, violando così temporaneamente le volontà e la privacy della propria utenza e portando online informazioni potenzialmente riservate (se non si autorizza una pubblicazione, qualche motivo potrebbe esserci).

Facebook ha rilasciato il proprio mea culpa nel giro di poche ore: «questa mattina un piccolo bug di Facebook ha permesso ad una applicazione la pubblicazione nel flusso di alcuni utenti che avevano in passato autorizzato l’applicazione stessa. La situazione è stata ora risolta e tutti i settaggi delle applicazioni rimarranno intatti per gli utenti».

Una volta ammessa la colpa, Facebook ha provveduto a cancellare gli update non autorizzati, ripulendo così le bacheche e rettificando la situazione.