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Boober fermo: altra mazzata sul social lending

Anche Boober è stato fermato: a distanza di poche settimane da Zopa Italia, anche Boober deve fare i conti con la Banca d'Italia. Le motivazioni sono radicalmente differenti, ma il risultato è simile: Boober può proseguire, ma non può accettare iscrizioni

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A distanza di poche settimane dall’improvviso stop delle attività di Zopa Italia, anche il rivale Boober viene fermato. Diversi i motivi, diversa la natura, medesimo il risultato: i due nomi sui quali si reggeva il social lending italiano sono stati fermati ed ora il fenomeno rischia davvero il collasso nonostante le ottime premesse iniziali.

La storia di Zopa è risaputa: il servizio è stato fermato poiché, “parcheggiando” il denaro su di un conto corrente transitorio, il gruppo dava vita ad una «raccolta del risparmio» ritenuta irregolare dalla Banca d’Italia. Lo stop ha portato a nuove proposte da parte di Zopa, ma non c’è stato verso. Ora Zopa è ricorsa al TAR e si attendono le risultanze mentre poco alla volta il Conto Prestatori si svuota e l’utenza abbandona forzatamente il servizio.

Il caso Boober è invece differente: più grave nei motivi, forse, ma basato su di un brand estraneo alle attività di social lending portate avanti dal gruppo. Spiega la comunicazione ufficiale sul sito Boober.it: «Al fine di consentire a Centax di approfondire alcuni aspetti relativi ad un provvedimento di Banca d’Italia che non ha nulla a che vedere con l’attività di peer-to-peer lending di Boober.it, Vi informiamo che fino al 7 Agosto 2009 sono sospese le nuove registrazioni alla piattaforma sia per utenti Richiedenti che Finanziatori. Tutti gli utenti le cui iscrizioni sono state perfezionate entro il 27/07/2009 possono tuttavia continuare a operare pienamente, richiedendo ed erogando prestiti». Boober, insomma, non potrà accettare nuove iscrizioni, ma al tempo stesso potrà portare avanti le attività in essere tra gli utenti già addentro al sistema.

La natura del problema è stata così illustrata da “Andrea” del team Boober/Centax nei commenti al blog di Zopa: «siamo una società che opera nel campo dei pagamenti, e siamo leader da 20 anni in Italia nei servizi di accettazione assegni. […]. Forniamo anche un servizio di credito al consumo ai negozianti, utile per completare il nostro portafoglio d’offerta, ma con volumi erogati assolutamente marginali. Mi permetto di aggiungere che quanto letto sui giornali, in particolare sulle testate nazionali, relativamente alla contestazione di BdI a Centax non è corretto e completo. Senza entrare nei dettagli, la contestazione riguarda un’interpretazione differente della nostra attività, unica nel suo genere e ad oggi difficilmente inquadrabile nella normativa bancaria (anche se il nostro contratto sembra assolutamente chiaro in merito alla natura del nostro servizio)».

Ancora una volta il guaio sembra nascere da un problema di interpretazione. Vista da un punto di vista differente, trattasi delle conseguenze di un monitoraggio più stringente da parte della Banca d’Italia ai fini di una maggior tutela dell’utenza. Il social lending nostrano è stato preso dentro questa morsa, trovandosi a dover rispondere a normative che mal si adattano alla nuova fenomenologia del prestito online in salsa P2P. Zopa e Boober sono al momento con le mani legate: la prima alle prese con il TAR ed il secondo in attesa di chiarimenti da parte di Centax. Dalle due questioni ne uscirà il nuovo quadro del social lending del futuro, il cui orizzonte appare oggi particolarmente nebuloso.

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