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Quando la rete non tiene: fallimenti nel Web 2.0

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Riya, un antesignano nel campo della “ricerca visuale” delle immagini tramite tag, ha chiuso i battenti il 21 luglio: nel marzo 2006, nei giorni del lancio, il capo blogger Tara Hunt annunciava con entusiasmo l’upload di un milione di foto in due giorni. Nel giro di tre anni, però, il progetto è giunto al capolinea. Nella lettera inviata agli utenti, i responsabili del sito segnalano che ormai il loro stesso servizio è disponibile con Picasa e iPhoto 9: esplicita ammissione del fatto che altri ormai presiedono questo campo di servizi in modo più efficace.

Questo è soltanto uno dei molti casi di fallimento nel Web 2.0 verificatisi durante l’estate 2009 (l’estate della grande crisi, ma anche dei primi segnali di ripresa): da giugno ad agosto, in effetti, il “cimitero” che Techcrunch dedica a questo genere di fallimenti si è affollato.

Tra gli altri casi, segnaliamo Lookery, attivo dal 2007 nella raccolta e vendita di dati su utenti e siti, per clienti interessati a migliorare il “targeting” e che ora ha avviato un processo di “shutdown” regolato. A novembre chiuderà definitivamente BubbleShare, sito di foto sharing che probabilmente non riesce più a reggere il confronto con i competitor (con un andamento di visite altalenante ma in significativo calo da gennaio ad agosto).

Fallisce anche l’originale Predictify e qui viene da chiedersi se lo avessero già previsto. Il sito, infatti, consentiva di fare previsioni su eventi di vario genere e di guadagnare reputazione e denaro in base alla quantità di previsioni azzeccate. Al sito avevano manifestato interesse anche il Washington Post e il New York Times, perché ritenevano di poter “agganciare” gli scommettitori in quanto potenziali lettori motivati e interessati (se non altro, nel seguire gli sviluppi dei fatti su cui avevano scommesso). C’era stato poi l’interesse dei marketer, con “domande premium” che potevano integrare ricerche di marketing.

Chiudono i battenti anche Bix (un sito acquisito da Yahoo nel 2006, che consentiva di fare concorsi con votazioni su video, foto ecc.) e Yahoo!360°: in quest’ultimo caso, il progetto doveva consentire agli utenti di avere un’esperienza di social network personalizzata e a 360° (sito, profilo, foto, blog, forum ecc.). Già dal 2007 si pensava di abbandonare il progetto, ma ci sono voluti mesi per salvaguardare i dati degli utenti.

Altri esempi si trovano nella citata sezione di Techcrunch. Rimane da dire che, a volte, un fallimento si accompagna ad un “rilancio”. Ad esempio, a maggio Yahoo ha iniziato a testare (in versione portoghese per il Brasile) un “clone” di Twitter, “meme”. I responsabili di Riya, invece, annunciano che si impegneranno in un settore nel quale si sentono all’avanguardia, la “shopping experience” necessaria per il successo dell’e-commerce di vestiti, orologi, borse, calzature e prodotti simili. Ne sono esempi i siti Like.com e Covet.com. Ma questa è un’altra storia.

Ci chiediamo, cosa determina il fallimento o la riuscita di un progetto?