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Zopa alla ricerca di un nuovo DNA

Zopa ha aggiornato i propri utenti circa lo stato dei fatti dopo la sospensione imposta dalla Banca d'Italia. Il gruppo sta progettando manovre correttive passando a un portafoglio elettronico e ipotizzando una nuova natura giuridica per ripartire da zero

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Il caso Zopa ha scosso il mondo del social lending italiano, mettendo peraltro in contrapposizione quello che è il sistema bancario con quella che era una innovativa proposta alternativa. Zopa ora rende noto il fatto che il silenzio delle ultime settimane non è frutto di una impossibilità a reagire, ma è invece la conseguenza di un’opera di tessitura resa necessaria dal fatto che il gruppo ha bisogno di una nuova struttura, una nuova organizzazione ed una serie di partnership tali da assolvere alle rigide imposizioni della Banca d’Italia.

In mattinata il gruppo ha inviato una mail a coloro i quali si sono in passato iscritti al servizio, depositandovi il proprio danaro e vedendolo progressivamente prestato ai richiedenti. Spiega Zopa: «La richiesta di ottenere una sospensione del provvedimento di cancellazione al Tar e successivamente al Consiglio di Stato non hanno avuto esito positivo. Non ne siamo rimasti sorpresi perchè la richiesta di sospensione del provvedimento per motivi di urgenza viene concessa – indipendentemente dal merito del ricorso – quando, nel tempo che intercorre tra l’adozione del provvedimento e la decisione finale dei giudici, si possono generare gravi danni. Nel nostro caso è stato giudicato che tale rischio non sussistesse in quanto Zopa sta assicurando la gestione dell’esistente (ripagamento rate e recupero crediti), però il Consiglio di Stato ha riconosciuto che “…le questioni prospettate dall’appellante richiedono un approfondimento in sede di esame del merito del ricorso…”».

Fin dall’inizio il gruppo ha voluto mantenere quanta più trasparenza possibile sul caso, informando volta per volta la community di quanto stava succedendo in seguito alle imposizioni giunte dall’alto. Ora è Zopa a spiegare che «la via giudiziale, per i suoi tempi lunghi ed esiti incerti, non è la soluzione per consentire una rapida ripartenza delle attività». L’intento, invece, è quello di riportare in auge il movimento per rilanciare un fenomeno che andava affermandosi con cifre importanti e forte apprezzamento da parte degli utenti interessati. «Per questo stiamo procedendo verso la nuova operatività con i conti di moneta elettronica per i Prestatori, avendo scelto IMEL.EU (Istituto di Moneta Elettronica Europeo) come partner. Al momento stiamo finalizzando le specifiche di integrazione tra i due sistemi per poter procedere con i necessari sviluppi software». L’istituto promette ai privati di «Gestire il denaro senza aprire un conto corrente in banca», compiendo operazioni tipiche di un istituto bancario senza tuttavia rientrare in quest’ultima categoria (con costi ed oneri annessi).

Ma non basta: «Affinchè la nuova piattaforma Zopa possa diventare operativa, sarà però anche necessario che essa sia “gestita” da un nuovo soggetto giuridico, diverso da Zopa Italia S.p.A., che abbia ottenuto dalla Banca d’Italia l’iscrizione all’albo degli intermediari finanziari ex art. 106 TUB. Pertanto, oltre agli aspetti squisitamente tecnici relativi al perfezionamento della nuova piattaforma, stiamo anche individuando la migliore soluzione sotto il profilo giuridico affinché il “nuovo progetto” divenga presto una realtà».

L’impegno di Maurizio Sella, Amministratore Delegato Zopa Italia, è ora quello di annunciare ulteriori aggiornamenti entro metà Ottobre. Quando rinascerà, Zopa Italia sarà qualcosa di profondamente diverso, ma tutto ciò per poter tornare ad offrire il medesimo servizio “social” a suo tempo fermato dagli organi di controllo.

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