iAd? Per Yahoo sarà un fallimento

Cupertino l’ha lanciato come il non plus ultra dell’advertising moderno, come il mezzo che avrebbe rivoluzionato per sempre e definitivamente l’intero settore della pubblicità. Stiamo parlando di iAd, gli spot per iOS in salsa Mela. Ma, a quanto pare, dopo un picco d’entusiasmo iniziale, le aziende iniziano a fare i conti con le strettissime policy

Cupertino l’ha lanciato come il non plus ultra dell’advertising moderno, come il mezzo che avrebbe rivoluzionato per sempre e definitivamente l’intero settore della pubblicità. Stiamo parlando di iAd, gli spot per iOS in salsa Mela. Ma, a quanto pare, dopo un picco d’entusiasmo iniziale, le aziende iniziano a fare i conti con le strettissime policy di Apple.

A rimarcare il proprio scetticismo è Yahoo, per voce di Carol Bartz: secondo il CEO della società, iAd farà scappare gli investitori e fallirà molto presto. La motivazione? L’eccessivo controllo che Apple avrebbe imposto sulla creatività dei messaggi pubblicitari.

Più che il termine eccessivo, però, bisognerebbe utilizzare totale. Cupertino segue l’intero processo di produzione di un iAd, dalla nascita dell’idea fino alla realizzazione multimediale della stessa. I marchi partner, perciò, iniziano a preoccuparsi per la crescente possibilità di vedersi snaturare il proprio veicolo pubblicitario e, con esso, il proprio prodotto.

Fallirà. Le compagnie non vogliono essere così controllate. Apple, invece, vuole il completo controllo sui loro spot.

In realtà, Unilever e Nissan, due delle primissime società apparse su iAd, hanno dichiarato di essere molto soddisfatte dal lavoro fatto dal team di Cupertino. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere come una società debba mantenere il diritto di scegliere l’advertising dei propri prodotti, stabilendo secondo i propri canoni che tipo di messaggio far pervenire al pubblico.

A questo si aggiungano altre recenti polemiche che, confermando i sospetti del Web, pare abbiano dimostrato come iAd sia una soluzione davvero costosa: lo sviluppatore David Smith ha testato il servizio per una settimana, spendendo circa 1.300 dollari. I risultati ottenuti? 84 download della propria applicazione per gli audiobook, che gli son costati ben 15 dollari a copia per la pubblicità. Considerando che l’app è in vendita a soli 99 centesimi, è presto fatto il calcolo delle perdite.

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