Il Ministro Brambilla all’attacco di “What Country”, un’app che offende l’Italia

È il solito pasticcio all’italiana: viene pubblicata su App Store un’applicazione di dubbio gusto (pessimo gusto a dire il vero), che identifica l’Italia con stereotipi negativi, ma Apple fa notizia, dunque, complice anche l’ignoranza a proposito di App Store, la colpa viene data ad Apple e sembra che il Ministro Brambilla abbia avviato una crociata

È il solito pasticcio all’italiana: viene pubblicata su App Store un’applicazione di dubbio gusto (pessimo gusto a dire il vero), che identifica l’Italia con stereotipi negativi, ma Apple fa notizia, dunque, complice anche l’ignoranza a proposito di App Store, la colpa viene data ad Apple e sembra che il Ministro Brambilla abbia avviato una crociata contro Cupertino.

Le cose non stanno esattamente così e in pochi si sono resi conto del fatto che la responsabilità è principalmente da imputare allo sviluppatore bielorusso che ha creato What Country, ma ripercorriamo insieme la vicenda.

Lunedì 26, iPhoneitalia pubblica una recensione di What country: l’applicazione si propone come la soluzione per chi vuole viaggiare in tutto il mondo, rimanendo comodamente seduti in poltrona; già qui si parte male (viaggiare è ben altra cosa) ma poi il tutto si riduce ad identificare le varie nazioni con i soliti stereotipi e luoghi comuni (Germania-Birra, Kazakistan-Borat, Francia-Romanticismo) arrivando ad identificare l’Italia con pizza, mafia, pasta, scooters.

Fin qui nulla di particolare (a parte il condivisibile risentimento per l’essere identificati sempre e solamente con la mafia), succede però che l’articolo viene ripreso dall’Osservatorio Antiplagio e quindi da Ansa.it, che attribuisce la paternità dell’applicazione ad Apple che invece, come sappiamo bene, è responsabile solo della distribuzione della stessa.

A questo punto il pasticcio è compiuto: una delle tante inutili applicazioni presenti su App Store ha scatenato un putiferio ma di chi è la colpa? What Country ha ecceduto nello stereotipare l’Italia (dove sono finiti la cultura, i monumenti, la natura?) ma il sistema di controllo di Apple ha sicuramente fallito nel non rilevare un’applicazione sicuramente offensiva.

Trovo giusto che la Brambilla chieda la rimozione dell’applicazione, ma non si trasformi la cosa in una crociata anti-Apple, come hanno lasciato intendere alcuni mezzi di informazione, perché così non è.

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