Apple VS FBI: altri 12 gli iPhone coinvolti

Non solo l’iPhone 5C di San Bernardino, sarebbero 12 le richieste del Dipartimento della Giustizia USA e dell’FBI ad Apple negli ultimi anni.

Non solo l’iPhone 5C impiegato nella sparatoria di San Bernardino, Apple avrebbe ricevuto richieste dal Dipartimento di Giustizia USA per altri 12 terminali. Si tratterebbe di casi analoghi a quello in corso, con l’FBI pronto a chiedere al colosso tecnologico di sbloccare i device per raccogliere dati legati a crimini vari. A renderlo noto è un aggiornamento pubblicato dal Wall Street Journal.

I contorni della vicenda sono ormai ben noti: qualche giorno fa un giudice statunitense ha richiesto ad Apple di fornire adeguata assistenza all’FBI, per lo sblocco di un iPhone 5C appartenuto a uno degli attentatori di San Bernardino. Con iOS 8 e successivi, tuttavia, la società non conserva le chiavi della crittografia dei singoli device e, quindi, non può accedere ai dati contenuti. Si è quindi richiesto che Apple rimuova l’inizializzazione da remoto, nonché inserisca la possibilità di procedere con un numero di tentativi illimitato per le password. Possibilità, tuttavia, a cui il gruppo di Cupertino si è opposto con una lettera aperta, poiché la predisposizione di facilitazioni e backdoor potrebbero risultare pericolose per tutti gli utenti.

I dodici casi emersi oggi sono simili a quelli di San Bernardino, anche se sembrano non coinvolgere crimini legati al terrorismo e, non ultimo, non tutti riguardano un terminale con iOS 8 e successivi. In passato, così come riferisce AppleInsider, il gruppo californiano ha sbloccato alcuni device dotati di versioni antecedenti del sistema operativo.

Le posizioni contrapposte tra Apple e l’FBI hanno generato, negli ultimi giorni, diverse polemiche nell’opinione pubblica, soprattutto quella a stelle e strisce. Molte le aziende tecnologiche che hanno deciso di schierarsi a favore del gruppo di Cupertino, tra cui Google, Facebook e Twitter, ma anche alcuni pronti a supportare l’FBI, come Bill Gates e Donald Trump. La società californiana, tuttavia, continua a considerare pericolosa la modifica del sistema operativo con l’inserimento di una backdoor, perché potrebbe diffondersi ed essere utilizzata in modo improprio:

L’unico modo per garantire che uno strumento così potente non venga abusato o non cada nelle mani sbagliate, è quello di non crearlo.

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