Android: le estensioni contro la frammentazione

Il gruppo di Mountain View potrebbe aver trovato una possibile soluzione per combattere il problema legato alla frammentazione dell’ecosistema Android.

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Leader incontrastato per quanto riguarda il market share del segmento smartphone, il sistema operativo Android soffre ancora oggi di un grave problema: quello legato alla frammentazione. Per rendersene conto è sufficiente dare un’occhiata alle più recenti statistiche ufficiali relative alla distribuzione delle varie release. La responsabilità non è da ricercare in un solo soggetto, ma in diversi fattori.

Paradossalmente, è la stessa natura open della piattaforma a generare rallentamenti nella diffusione degli update alle nuove versioni: produttori di terze parti e operatori telefonici personalizzano l’interfaccia e i servizi offerti agli utenti, così quando Google mette a disposizione un nuovo aggiornamento il pacchetto dev’essere a sua volta modificato e testato adeguatamente prima di iniziare il rollout. Gli sforzi messi in campo finora dal gruppo di Mountain View si sono rivelati non sufficienti, così bigG sembra aver pensato ad un’altra iniziativa che potrebbe tornare utile per il futuro del robottino verde.

Le statistiche ufficiali relative alla frammentazione dell'ecosistema Android aggiornate al 7 novembre
Le statistiche ufficiali relative alla frammentazione dell’ecosistema Android aggiornate al 7 novembre

A descriverla è l’Android Compatibility Definition Document (CDD) distribuito ai partner OEM in seguito all’arrivo della release 7.0 Nougat. Si tratta di una documentazione che riassume i requisiti e le raccomandazioni rivolti ai produttori di dispositivi, sia in merito al comparto hardware che a quello software. L’ultima revisione introduce una sezione chiamata Android Extensions.

In breve, si ipotizza la possibilità di aggiornare le API che fanno parte dell’AOSP (Android Open Source Project) nello stesso modo in cui viene effettuato l’update di quelle presenti in Play Services, ovvero tramite il semplice rilascio di un aggiornamento di un’app su Play Store, senza dover per forza di cose ricorrere ai tempi lunghi e alle procedure di certificazione necessarie per un update OTA (over-the-air) dell’intero sistema operativo. Questo consentirebbe (utilizzare il condizionale è d’obbligo, poiché al momento non ci sono conferme ufficiali) di accelerare i tempi di rilascio degli update, soprattutto per quanto riguarda i dispositivi che arrivano sul mercato con pesanti personalizzazioni a livello di interfaccia e applicazioni.

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