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L’ad-blocker di Chrome arriverà nel febbraio 2018

Google ha confermato che il browser Chrome inizierà a bloccare la visualizzazione delle inserzioni pubblicitarie più invadenti nel mese di febbraio.

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Nel mese di giugno Google ha deciso di unirsi alla Coalition for Betters Ads, realtà impegnata per far sì che la navigazione online non venga rovinata o compromessa dalla visualizzazione delle inserzioni pubblicitarie invadenti. Questo avrà un effetto diretto sul tempo trascorso davanti a una schermata di Chrome: come già annunciato, il browser presto integrerà una propria funzione di ad-blocker.

Una caratteristica attiva a partire dal 15 febbraio 2018. Allora sarà disponibile la versione 64 (stabile e definitiva) di Chrome, il cui rilascio è previsto per il 23 gennaio, mentre la successiva 65 arriverà il 6 marzo. L’abilitazione sarà dunque effettuata da remoto e, con tutta probabilità, avverrà in modo graduale attraverso un rollout progressivo. Va precisato che la feature non bloccherà tutto l’advertising in modo indistinto, ma solo ed esclusivamente quello che non soddisfa gli standard previsti dal Better Ads Experience Program. Il gruppo di Mountain View ha inoltre dichiarato di essere già da tempo al lavoro a stretto contatto con gli editori per far sì che la misura non vada a influire negativamente sulle entrate pubblicitarie.

In questo modo bigG si schiera dunque al fianco degli utenti che spesso lamentano difficoltà durante la navigazione, a causa di troppi banner, pop-up e inserzioni capaci di compromettere o in alcuni casi addirittura impedire la corretta consultazione delle informazioni. Molti si sono fino ad oggi affidati a soluzioni e plugin sviluppati da software house di terze parti (Adblock Plus è quella più nota e diffusa), ma Google ha intenzione di offrire un’alternativa integrata nel browser con supporto nativo, che anziché bloccare tutte le pubblicità entra in azione solo per limitare quelle ritenute più invadenti, cercando così di trovare un giusto punto d’equilibrio tra le esigenze di chi naviga e le giustificate necessità di creare introiti di chi gestisce un sito Web e ne sostiene le spese.

Fonte: Google • Via: VentureBeat