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Poaching: Google assume ingegneri Apple

Ex ingegneri al servizio di Apple e Qualcomm assunti dal gruppo di Mountain View: è sempre più probabile l'arrivo di un processore made in Google.

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L’impegno profuso da Google nella realizzazione di dispositivi destinati al mercato è sempre più intenso: basti pensare agli smartphone della linea Pixel e agli smart speaker della gamma Home. Il gruppo di Mountain View sembra non aver alcuna intenzione di fermarsi, puntando sulla formazione di nuovi team concentrati sullo sviluppo e sulla progettazione delle componenti hardware.

A tal fine, bigG avrebbe soffiato al concorrente Apple alcuni esperti del settore, come nel caso di John Bruno, chip designer fino a poco tempo fa in forza alla mela morsicata e ora passato nelle fila di Google. Già collaboratore in passato di AMD, al lavoro sulle CPU Fusion destinate al segmento PC, metterà ora le sue competenze al servizio della realizzazione del primo processore di Mountain View in qualità di System Architect. Lo stesso è avvenuto all’inizio dell’anno, con il passaggio dell’ingegnere Manu Gulati da Apple a Google: anche per lui c’è alle spalle una lunga esperienza nel campo delle CPU.

Sulle pagine del sito The Information sono state pubblicate nei giorni scorsi nuove informazioni relative all’assunzione, sempre da parte di bigG, di Wonjae Choi e Tayo Fadelu, anch’essi provenienti da Apple. Faranno parte del team anche alcuni ingegneri ex Qualcomm. In gergo tecnico una manovra di questo tipo viene definita poaching, ovvero portare all’interno del proprio organico nuovo personale, soffiandolo alla diretta concorrenza.

Tutto lascia ipotizzare un impegno di Google finalizzato alla realizzazione di un processore da integrare nella prossima generazione dei dispositivi Pixel, con funzionalità incentrate soprattutto sull’intelligenza artificiale (un po’ come avvenuto con il Pixel Visual Core dei più recenti smartphone). È della scorsa settimana l’indiscrezione della possibile apertura di un nuovo centro a Shanghai dove realizzare i dispositivi a marchio bigG destinati al mercato. Le due iniziative potrebbero avere un fine comune.

Fonte: The Information • Via: 9to5Google • Immagine: achinthamb / Shutterstock