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Ufficiale la cessione di Zagat da parte di Google

A poco più di sei anni dall'acquisizione, il gruppo di Mountain View ha deciso di cedere il servizio per le recensioni dei ristoranti a The Infatuation.

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Confermate le indiscrezioni circolate in Rete nel mese di gennaio: il gruppo di Mountain View ha scelto di cedere Zagat, con il servizio che passa nelle mani di The Infatuation. A riportare la notizia è la redazione del New York Times, che non scende però nel dettaglio per quanto riguarda la transazione economica fra le parti.

L’acquisizione di Zagat a opera di Google è avvenuta nel settembre 2011, a fronte di un investimento allora quantificato in 151 milioni di dollari. L’obiettivo era chiaro: integrare nel proprio catalogo di servizi quello al tempo era uno dei più noti per quanto riguarda la condivisione da parte degli utenti delle recensioni attribuite ai ristoranti. Un business che ha visto poi l’ingresso sulla scena di numerosi altri protagonisti e all’interno del quale oggi trova posto anche il sistema di review ospitato da Maps. Queste le parole di Chris Stang, co-fondatore e numero uno di The Infatuation, che spiega il perché dell’operazione.

Ogni quanto si affaccia un brand iconico come quello di Zagat? Pensando alla sua storia e a ciò che Zagat significa per le persone si comprende perché è un’enorme opportunità.

Ad oggi The Infatuation dispone di un’app mobile per Android e iOS, oltre che di un’interfaccia Web, tutte dedicate alla ricerca di ristoranti in 18 città a livello globale (tra queste figura anche Roma). L’obiettivo del team risulta ben chiaro fin dal primo sguardo al sito ufficiale del progetto: “Offrire le recensioni più oneste e affidabili su dove mangiare in tutto il mondo”. Il principale punto di forza è rappresentato proprio dal fatto che le opinioni sono curate da persone in carne e ossa e non ottenute mediante algoritmi o altri sistemi automatizzati. Parte della strategia messa in campo per espandere il proprio raggio d’azione passa dallo sharing di contenuti su Instagram legati ad hashtag in tema come #EEEEEATS.

Fonte: The New York Times • Via: 9to5Google