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La guerra di Pierluigi

Pierluigi Battista spiega sul Corriere della Sera che per imbrogliare gli algoritmi dovremo farcirli di dati fasulli: difenderemo la privacy con il falso.

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A tutta pagina, sul Corriere della Sera: «L’algoritmo? Possiamo imbrogliarlo». Per la serie “Strategie”, la firma è di Pierluigi Battista. Ed è un testo che getta una nuova luce sul caso Cambridge Analytica, una analisi alla quale (ahinoi!) non avevamo mai pensato. Ingenui noi, sempliciotti noi, qui a cadere nel grande inganno della rete ogni singolo giorno e mai pronti con quel minimo di lucidità che bastava per vedere tutto più chiaro, tutto più limpido.

Ma Pierluigi lo spiega chiaramente, e basta seguirlo nel suo ragionamento. «Facebook vuole rubare, per così dire, i dati dai profili degli utenti? Risposta semplice: darglieli sbagliati. Confonderli, depistarli, rendere inutili gli algoritmi utili a fare di te un bersaglio commerciale, o un obiettivo della propaganda politica». Rivoluzionario, caspita: rivoluzionario! «Invece di lamentarsi, o cercare velleitariamente di arginare l’inarginabile, o ritirarsi nel deserto, sarebbe meglio praticare un’astuta guerriglia di falsificazione dati». Astuzia, parola giusta: questa è vera astuzia. Facciamolo, Pierluigi. Ma come? «Un manuale combattivo per disorientare, zigzagare, far impazzire chi vuole sapere tutto di te, per venderti qualunque cosa di sé». Noi ci siamo, Pierluigi. Siamo pronti. Siamo al tuo fianco.

L’algoritmo? Possiamo imbrogliarlo (immagine: Corriere della Sera).

La guerra di Pierluigi

Da dove partiamo, Pierluigi? «Per esempio, spiazzare. Un giorno mettere molti pollici all’insù per mostrare interesse a una pagina di militanza gay, il giorno successivo fare lo stesso con la pagina dei “Legionari di Cristo” o delle “Sentinelle in piedi”». Ottimo! Preghiere e bestemmie, icone sacre e film di Edwige Fenech, Burioni e No-vax. Mia moglie forse subito non capirà, ma son certo che non protesterà e si unirà alla nostra battaglia. Nel weekend sto pensando di condividere il Mein Kampf, ma il giorno dopo qualche teoria negazionista per essere sicuro che non capiscano proprio proprio niente di me. E poi? Come continuare? «Un giorno mettere un like a una foto nostalgica di Obama, un altro apprezzare pubblicamente il sito dei trumpiani d’Italia: l’algoritmo comincerà a odiarti, il manipolatore occulto si sentirà manipolato». E noi inizieremo a sentirci forti Pierluigi, inizieremo a riconquistare la libertà!

«Mostra di essere un seguace vegano»: caspita Pierluigi, qui mi chiedi davvero troppo, ma per la causa lo farò, lo faremo. «Ma poi, subito dopo, sottolinea con entusiastica adesione la tua simpatia per la corrente più oltranzista dei pro-caccia»: se stavo nella via di mezzo non era tutto più semplice e più credibile? No? Meglio esagerare? Okkey Pierluigi, pollice alto per te, continuiamo, guerra sia!

«Tanto per creare ulteriore confusione, e contribuire alla costruzione di un monumento al caos della tua personalità inafferrabile e quindi commercialmente e politicamente inutilizzabile, sarebbe anche oltremodo consigliabile una raffica di “mi piace” all’impazzata, senza un senso compiuto, pure “ammuina”». Il caos! Geniale Pierluigi, geniale: passare le giornate su Facebook e fare click a caso, godendo dell’imperante ondata di disorientamento che inoculeremo nei social media di tutto il mondo! «L’effetto frastornante è assicurato, per gli algoritmi arriva concretamente il rischio di andare in tilt». Così sia: like all’impazzata, su post e su video, su pagine e su app, like a profusione, like come piovessero, like come incarnassi le vestigia di un bot confuso che ad ogni link produce la sua azione, like come manganelli, like contro il terrorismo degli innovatori, like come via di salvezza.

Ma è davvero utile tutto ciò? Cioè, siamo sicuri che…

…hai ragione, inutile avere tentennamenti, stiamo sfidando i poteri forti del nuovo millennio, non possiamo indugiare! Anzi, farò anche di più, Pierluigi: a qualcuno un like, ad altri un cuoricino, ad altri ancora la risata, e per i post più simpatici sprecherò anche una lacrimuccia. Questo sì che sarà un lavoro raffinato: li destabilizzeremo Pierluigi! Sarà una cosa clamorosa.

Hai ragione tu: «gli algoritmi sembrano intelligenti, ma ci cascheranno». “I padroni dei dati” (pfiu!) si sentiranno impotenti. E non faticheremo, non sarà un lavoro logorante, sarà una guerra lampo: «la guerriglia non è nemmeno molto faticosa: basta premere un po’ di tasti a casaccio e il più è fatto». Respireremo aria nuova, Pierluigi, perché ci comporteremo da hacker e soverchieremo il sistema.

L’attacco alla democrazia sarà presto sventato.

E ci riusciremo tutti assieme, singolarmente, facendo dei click a caso per far girar la testa a quegli infami degli algoritmi. Confonderemo ogni ideologia, mischieremo ogni principio, un click dopo l’altro.

Ma la cosa più terribile che faremo, Pierluigi, è far credere loro che ci stiamo informando, che stiamo leggendo cose importanti, che siamo crescendo le nostre conoscenze, che siamo culturalmente pronti a sfidare il Cerchio. Ma per confonderli e dissimulare, proprio come ci hai insegnato tu, subito dopo ci mostreremo con il Corriere della Sera in mano, tutti intenti a leggere l’ennesima analisi di Pierluigi Battista sul mondo del Web e dei social media. Così davvero non ci capiranno più nulla. E avremo vinto noi.

Fonte: Corriere della Sera