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Mezzanine compie 20 anni e diventa DNA

Gli undici brani che compongono il capolavoro dei Massive Attack sono ora conservati per sempre in minuscole sfere di vetro con il codice del genoma umano.

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Considerato il capolavoro dei Massive Attack e una delle espressioni più rappresentative del movimento trip hop, Mezzanine compie vent’anni. Il disco è stato pubblicato il 20 aprile 1998, debuttando al numero uno della classifica britannica, accompagnato dal successo di singoli come Teardrop e Angel. Per l’occasione l’album è stato sottoposto dal Politecnico Federale di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule Zürich) a un trattamento decisamente particolare.

L’intero spettro audio degli undici brani che lo compongono è stato codificato sotto forma di informazione genetica, sfruttando una tecnologia sviluppata dall’istituto. In altre parole, la musica è stata trasformata in DNA e immagazzinata all’interno di piccoli frammenti di vetro. Un processo che garantirà così all’album una conservazione teoricamente eterna nel tempo, preservata da fattori di ogni tipo. Le molecole che contengono i dati relativi al suono sono quelle indicate nell’immagine seguente dalla freccia, disposte su un layer posizionato su circa 5.000 sfere, ognuna delle quali con un diametro pari a 160 nanometri (0,00016 millimetri).

Una sfera di vetro dal diametro pari a 160 nanometri osservata al microscopio

Una delle sfere di vetro dal diametro pari a 160 nanometri osservata al microscopio (immagine: ETH Zurich).

Il progetto costituisce un omaggio a uno dei migliori dischi degli anni ’90, ma al tempo stesso mostra come l’impiego di sistemi innovativi e inusuali possa tornare utile per la conservazione dei dati. La vulnerabilità dei supporti fisici e la disponibilità nel tempo di apparecchi in grado di leggerli e decodificarli costituisce infatti uno dei problemi da affrontare se si desidera garantire che le informazioni possano essere trasmesse e tramandate alle future generazioni. Queste le parole di Robert Grass, docente del Functional Materials Laboratory di ETH Zurich.

Questo metodo ci permette di archiviare la musica per centinaia o migliaia di anni. Facendo un paragone, i CD durano circa tre decenni.

Il metodo impiegato si differenzia da quello che oggi consente di salvare un brano in formato digitale, su un CD oppure in un hard disk. Anziché affidarsi al codice binario con una serie di 0 e 1, le informazioni sono state codificate all’interno di una struttura del tutto simile a quella del genoma, con una sequenza di blocchi o elementi base: A, C, G e T. Dapprima i file sono stati compressi mediante il codec Opus così da raggiungere dimensioni inferiori ai 15 MB (dobbiamo dunque parlare di una forte compressione), per poi essere convertiti in 920.000 sequenze di codice genetico da collocare all’interno delle minuscole sfere di vetro citate poc’anzi. La qualità è quella che si può apprezzare qui sotto.

Ecco come appare un brano sotto forma di DNA.

L'audio di Mezzanine convertito in codice genetico

L’audio di Mezzanine convertito in codice genetico (immagine: ETH Zurich).

La tecnologia è stata sviluppata dall’istituto di Zurigo tre anni fa e fino ad oggi impiegata per conservare il Patto Eterno Confederale, il documento del 1291 che ha segnato la nascita della Svizzera Centrale mediante l’unione di tre cantoni. La sua applicazione in ambito musicale con Mezzanine ne costituisce il primo utilizzo di tipo commerciale. Le 5.000 sfere di vetro che ospitano l’album dei Massive Attack sono invisibili ad occhio nudo e verranno posizionate all’interno di una piccola boccetta d’acqua per resistere all’inesorabile scorrere del tempo. Saremo così sicuri che tra qualche secolo o addirittura millennio qualcuno possa ancora ascoltare Teardrop o Angel.

Fonte: ETH Zurich